Prosegue senza sosta la mobilitazione contro l’applicazione della direttiva Bolkestein alle concessioni balneari, tema che sull’isola coinvolge centinaia di famiglie ancora sospese nell’incertezza. A intervenire è la Fiba Confesercenti, attraverso il presidente Giuseppe Lafranca, che ha inviato una nota alla Presidenza del Consiglio, ai Ministeri delle Infrastrutture e del Turismo e ai parlamentari italiani. Nel documento si denunciano criticità nella gestione delle concessioni demaniali marittime, parlando di “legalismo predatorio” e di violazione della gerarchia delle fonti normative. Lafranca sostiene di rappresentare un comparto composto da circa 30mila imprese familiari e precisa che il settore non rifiuta un aggiornamento delle regole, ma contesta un’interpretazione distorta del diritto europeo. Viene richiamata la Direttiva 2006/123/CE, ritenuta subordinata ai Trattati UE, evidenziando che l’articolo 195 del TFUE escluderebbe un’armonizzazione legislativa in materia turistica. Si critica inoltre il ruolo della magistratura amministrativa, accusata di aver oltrepassato i limiti interpretativi con le cosiddette “sentenze gemelle”, incidendo sul principio di separazione dei poteri. Secondo la nota, l’obbligo di gare pubbliche sarebbe legittimo solo in presenza di una reale scarsità delle risorse naturali, presupposto che verrebbe ignorato. Tale impostazione, a detta dell’associazione, favorirebbe grandi gruppi finanziari a discapito delle realtà locali. Lafranca parla di rischio di svendita del patrimonio costiero e di compressione del diritto al lavoro tutelato dalla Costituzione. Viene quindi sollecitato un intervento normativo urgente per ristabilire certezza giuridica e salvaguardare il legittimo affidamento degli operatori. L’obiettivo dichiarato è tutelare il valore economico e sociale del modello balneare italiano e difendere la dignità delle famiglie coinvolte.



