CASA CANTONIERA, A BREVE LO SFRATTO

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E’ nota la vicenda rivelata dal quotidiano Il Golfo, relativa al braccio di ferro tra la Regione Campania ed il sig. Pietro Giangrande, un dipendente che, in maniera del tutto irragionevole, non vuole lasciare un immobile annesso alla cosiddetta “casa cantoniera” dell’acquedotto regionale, situata ad Ischia nel punto in cui si intersecano via Quercia e via Nuova dei Conti. L’immobile gli era stato concesso per ragioni di servizio: ma, da tempo, queste ragioni sono venute meno. Solo che il Giangrande, unitamente alla sua famiglia, non vuole liberare i locali; pur non avendo più alcun titolo per la detenzione degli stessi, non vuole farlo con le buone, ma nemmeno con le cattive, visto che ha già ricevuto una intimazione di sfratto, alla quale si è opposto chiedendone la sospensiva al Tribunale Amministrativo Regionale della Campania. Ma il TAR ha bocciato la richiesta, per cui ora l’orologio del conto alla rovescia ha cominciato a correre veloce.

Sulla vicenda si stanno impegnando sia la Regione, per ovvi motivi, che l’EVI. L’azienda idrica ischitana, infatti, ha ricevuto “in dono” dall’ente regionale sia la casa cantoniera di Ischia che un’altra, situata in località Cuotto a Forio. Entrambe sono al servizio di impianti di sollevamento idrici e di telecontrollo. Dunque, l’EVI ha bisogno di questi locali per installarvi degli uffici a costo zero, con grande sollievo del bilancio, visto che la sede centrale e l’Ufficio Commerciale sono ospitati in locali che richiedono un cospicuo fitto annuo.

Fatte le doverose premesse, le novità sulla vicenda sono due. Innanzitutto il Giangrande – incredibile, ma vero – non è affatto un dipendente in pensione, come era stato affermato inizialmente, ma ancora in servizio attivo! La qual cosa rende la vicenda della sua resistenza ancora più surreale. Questo signore, in pratica, più che un dipendente sembra essere una specie di dominus, che dispone testardamente e privatamente, a suo piacere, di strutture pubbliche, cioè di tutta la collettività.

L’altra novità, indubbiamente molto più pratica, è costituita dal fatto che l’Ufficio Demanio della Regione Campania, in accordo con l’EVI, procederà a breve ad inviare al dipendente Giangrande una diffida allo sgombero dei locali: sarà un provvedimento direttamente esecutivo, con annessa avvertenza che, in caso che l’occupante continui a far finta di niente, verrà chiesto il cosiddetto “sgombero coattivo”, con l’assistenza delle forze dell’ordine.

Quando accadrà tutto ciò? Probabilmente la “dead line” sarà fissata a gennaio 2019, così da concedere al dipendente ancora qualche settimana per traslocare pacificamente: il tutto, seguendo la prassi attualmente vigente in materia su casi simili (cioè di beni demaniali e, segnatamente, di case cantoniere). La Regione, insomma, vuole ancora mostrarsi paziente, anche se è evidente che, ormai, la pazienza sta finendo; unitamente all’impazienza dell’EVI, che ha bisogno di entrare nell’effettivo possesso dei locali: ogni ritardo significano altri mesi di affitto che l’EVI – vale a dire tutti noi che paghiamo la bolletta dell’acqua – dovrà sopportare.