Casa, Emergenza e Verità. Un Appello dal Sud al Governo Meloni sul Nuovo Piano Casa

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Un Piano Casa che ignora la realtà del patrimonio edilizio.Il nuovo Piano Casa presentato dal Governo Meloni promette investimenti miliardari per affrontare l’emergenza abitativa in Italia. Ma, come sottolinea Raffaele Cardamuro dell’Associazione Nazionale Io Abito, la questione non può essere affrontata senza guardare in faccia la realtà del patrimonio edilizio già esistente, soprattutto nel Sud del Paese.

Solo in Campania, decine di migliaia di immobili restano esclusi da qualsiasi possibilità di sanatoria, nonostante siano integrati nel tessuto urbano da decenni. Non si tratta solo di edifici “abusivi” nel senso propagandistico del termine, ma di case nate dalla necessità, spesso in assenza di pianificazione urbanistica e di strumenti adeguati da parte dello Stato e dei Comuni.

La politica dell’inerzia e il peso della burocrazia

Per anni la politica ha preferito chiudere gli occhi. Ancora oggi, molti Comuni italiani non dispongono di piani regolatori aggiornati, e le leggi che prevederebbero il commissariamento degli enti inadempienti restano lettera morta. Si proroga tutto, sempre, lasciando migliaia di famiglie sospese tra domande di condono mai definite e ordini di demolizione.

Secondo dati riportati anche da Il Sole 24 Ore, in Italia ci sono oltre 5 milioni di istanze di condono inevase: una montagna burocratica che racconta il vero fallimento dello Stato sul diritto alla casa.

Il nodo politico: investire senza regolarizzare

La questione è prima di tutto politica. Che senso ha spendere miliardi per nuove abitazioni, quando solo per demolire gli immobili già colpiti da sentenze definitive servirebbero cifre enormi? E questa valutazione non comprende i fabbricati consolidati da decenni, che resteranno insanabili a causa di norme restrittive, vincoli sproporzionati o interpretazioni burocratiche scollegate dalla realtà.

Continuare a definire tutto questo semplicemente “illegalità” è, secondo Cardamuro, ipocrisia istituzionale. Lo Stato non è spettatore, ma corresponsabile – forse persino il principale responsabile – di questa situazione.

Il fallimento delle politiche urbanistiche

Se per cinquant’anni non si è programmato lo sviluppo urbano, non si sono costruite case popolari sufficienti, non si è garantita edilizia accessibile alla classe media, non si può oggi scaricare tutta la colpa su chi ha costruito per necessità. Il fallimento delle politiche urbanistiche ha alimentato direttamente l’aumento del costo del mattone e l’impossibilità per milioni di famiglie di accedere legalmente alla casa, soprattutto nelle regioni del Centro-Sud.

Una proposta di verità e pacificazione sociale

Serve una politica fondata sulla realtà e sulla lealtà verso il popolo italiano. Non servono slogan, né guerre ideologiche contro cittadini che vivono nelle proprie case da una vita. Serve una grande operazione nazionale di verità, regolarizzazione ragionevole, rigenerazione urbana e pacificazione sociale.

Non si può continuare a fingere che interi quartieri costruiti cinquant’anni fa siano fenomeni temporanei da cancellare con le ruspe. La casa è un diritto, e uno Stato serio deve avere il coraggio di riconoscere anche i propri errori storici.