DECRETO ISCHIA, RIUNIONE FIUME (NOVE ORE!) A ROMA

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Quasi dieci ore di una riunione fluviale. Una battaglia campale e che l’aria che tira non sia certamente delle migliori lo si evince proprio dalla durata dell’incontro. E’ vero, l’argomento oggetto di discussione era senza dubbio di quelli preganti ma iniziare una riunione poco prima delle 10 del mattino e terminarla oltre le 19 vuol dire inevitabilmente che di convergenza ce n’è stata ben poca. E questo, oggettivamente, non fa certo dormire sonni tranquilli. Dopo il primo faccia a faccia in videoconferenza giovedì pomeriggio presso il municipio di Lacco Ameno, ieri una folta delegazione casamicciolese e lacchese si è recata presso la sede centrale romana del Dipartimento Nazionale della Protezione Civile. Tra i presenti i sindaci Giovan Battista Castagna e Giacomo Pascale, il vicesindaco lacchese Domenico Miragliuolo, i consiglieri comunali Stani Senese e Michele De Siano, l’avvocato Lucrezia Galano e gli architetti Agnese Cianciarelli e Caterina Castagna. Dall’altra parte della barricata era presente in primis il commissario per la ricostruzione, il prefetto Carlo Schilardi così come il padrone di casa, il capo dipartimento della Protezione Civile Angelo Borrelli che poi a metà pomeriggio ha lasciato la seduta perché oberato anche da altri inderogabili impegni.
La seduta è stata lunga, estenuante, e al netto delle dichiarazioni di circostanza l’impressione è che ci sia molto da lavorare e su cui confrontarsi. Per quanto i punti e le tematiche sul tavolo siano numerose, non c’è dubbio che la questione legata alle abitazioni o agli immobili oggetto di domanda di condono è assolutamente fondamentale. E su questo chi deve redigere il decreto è stato chiaro: non c’è possibilità di scrivere un testo che preveda ogni forma di contributo o ristoro per le case non in possesso di concessione edilizia in sanatoria. E, si badi bene, il riferimento è peraltro esclusivamente legato al 1985 ed al 1994. Del terzo condono, ad esempio, pare che nella capitale proprio non vogliano sentir parlare. Chi poi addirittura si dovesse trovare fuori dal 2003, abbandoni ogni speranza di vedersi anche in minima parte riconosciuto il danno subito: meglio essere chiari sin da subito, piuttosto che fare inutili giri di parole. La partita che si gioca è chiara ed allora le amministrazioni locali rilanciano l’idea della conferenza di servizi con la Sovrintendenza per arrivare a poter rilasciare il maggior numero possibile delle predette concessioni, ma se questo iter non parte in maniera virtuosa e soprattutto non procede in maniera spedita, l’impressione è che la situazione potrebbe rivelarsi tutt’altro che allegra. A questo aggiungiamo che ci sono altri problemi legati alla microzonazione, le cui precise e scientifiche risultanze servono come il pane per capire in quali zone è tecnicamente possibile ricostruire oppure no. Per farla breve, prima ancora che affrontare la questione dei condoni, un sindaco deve avere la facoltà di dare una risposta chiara ad un suo concittadino che gli domanda se potrà tornare dove abitava prima del 21 agosto 2017. E questo, allo stato dell’arte, non è una cosa ancora possibile. Circostanza che obiettivamente appare quantomeno imbarazzante, per usare un eufemismo. Per dare un’idea di quanto complessa e delicata sia la questione nel suo insieme, basti pensare che all’incontro erano presenti anche alcuni magistrati, finanche della Corte Costituzionale, chiamati a valutare in via preliminare se le istanze provenienti dall’isola d’Ischia potevano avere ragione di essere.
Ma poi sul tavolo della discussione ballano ed hanno ballato ancora ieri diverse questioni, tra cui il ristoro ai Comuni di Casamicciola e Lacco Ameno per il mancato incasso di tributi come Tari e Imu che però per ovvi motivi erano poste inserite nei rispettivi bilanci dal momento che un sisma – appare ovvio – nessuno lo mette in preventivo. Su questo l’ira funesta dei primi cittadini Castagna e Pascale è stata decisa, così come sulla necessità di poter fare affidamento su unità di personale in grado di fronteggiare quella che a tutti gli effetti è ancora una emergenza, peraltro difficile da superare. La morale? Beh diciamo che i primi approcci tra le parti non hanno certamente mostrato una totale convergenza ed unità di intenti, il che certamente lascia perplessi soprattutto perché già l’iter che dovrà seguire il famoso “Decreto Ischia” prevede passaggi alla Camera e al Senato, e soprattutto non può permettersi il rischio di essere bocciato o rispedito al mittente, perché questo dilaterebbe ulteriormente i tempi. C’è profilo basso, dunque, anche da parte dei sindaci. Resta l’impressione di una matassa davvero difficile da districare.