Il Consiglio di Stato ha messo la parola fine alla vicenda dei fratelli Siciliano. La strada di cemento, la scala di ferro, il terrazzino sospeso sul muro: tutto dovrà essere demolito. I giudici hanno confermato la decisione del Comune di Barano d’Ischia, ricordando che sulla nostra isola ogni metro di terra è protetto. Nessun permesso, nessuna autorizzazione, solo cemento in un’area vincolata da decenni. Sergio Siciliano aveva provato a difendersi. Diceva che parte dei lavori era del fratello, che si trattava di piccole opere, che mancava un parere tecnico. Ma il Consiglio di Stato non ha avuto dubbi: quella non era manutenzione, era trasformazione del paesaggio. Una strada che taglia il terreno, una scala che sale, un terrazzino che cambia la vista. L’abuso, scrivono i giudici, si vede da sé. E quando l’abuso c’è, la demolizione diventa obbligata. Così il caso dei fratelli Siciliano si chiude con una lezione che va oltre i confini di Barano: a Ischia, ogni costruzione parla del rapporto tra l’uomo e il paesaggio. E ogni violazione, anche piccola, lascia un segno che non si cancella facilmente.



