DROGA SULL’ASSE ISCHIA-NAPOLI, CONTINUANO LE TESTIMONIANZE


388

Sarà una delle imputate, Valeria Molea, a deporre dinanzi la prima sezione collegio c del Tribunale di Napoli, durante la nuova udienza nell’ambito del processo su un traffico di stupefacenti tra Ischia e la terraferma, con propaggini estese fino in Spagna. La donna è coinvolta in uno dei processi scaturiti dalla maxi-indagine che portò gli inquirenti a ipotizzare l’esistenza di due associazioni a delinquere dedite appunto al traffico di droga. La prima, riconducibile alla famiglia Nettuno di Marano, già oggetto di indagini poi confluite in vari procedimenti penali, alcuni dei quali conclusisi con pesanti sentenze di condanna. La seconda associazione, secondo l’impianto accusatorio, sarebbe stata attiva soprattutto sull’isola d’Ischia e con base operativa al quartiere del Vomero a Napoli, e composta da Ruben Barbato, Giuseppe Formigli, Vincenzo Raiano, la stessa Valeria Molea e Pietro Pesce. Quest’ultimo nel corso dell’ultima udienza ha comunque negato di aver avuto un ruolo in tale associazione, compreso quello di spacciatore o di reclutatore sul posto.

Uno dei filoni d’indagine riguarda ancor più da vicino la nostra isola, e non solo per lo spaccio. L’ attività investigativa, concretatasi in appostamenti e intercettazioni senza sosta, permise infatti agli inquirenti di venire a conoscenza, nel settembre 2014, della necessità di Ruben Barbato di procurarsi denaro da destinare ai propri fornitori, in seguito alla perdita del carico di sostanza stupefacente affidata a Pasqualina Siconolfi. Quest’ultima tuttavia, come emerso da altre conversazioni, non si sarebbe affatto disfatta degli stupefacenti, ma se ne sarebbe appropriata. Entrano qui in gioco due furti compiuti sulla nostra isola, a Casamicciola Terme: uno ai danni della chiesa di Sant’Antonio da Padova il 19 settembre 2014 e l’altro ai danni della scuola statale Ibsen tre giorni dopo. Il processo, con rito ordinario, riguarda ormai solo due imputati, Siconolfi e Pesce. Tutti gli altri scelsero riti alternativi e per loro la vicenda giudiziaria si è già chiusa con condanne comunque pesanti, nonostante lo sconto di pena garantito dalla formula processuale prescelta.