GRABLOVITZ E GLI STUDI SUL SISMA: FOCUS SU UN “GENIO” CHE AMO’ ISCHIA

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di Gennaro Savio

Il mese scorso, e precisamente il 20 dicembre 2020, è ricorso il 174° anniversario della nascita di Giulio Grablovitz, lo scienziato e sismologo e italiano che ha dato lustro all’isola d’Ischia dove ha ideato la famosa vasca sismica.  Infatti essendo studioso di fisica terrestre e cosmica, all’indomani del catastrofico terremoto di Casamicciola Terme del 1883, dopo aver creato un osservatorio provvisorio nel palazzo reale di Ischia, ebbe l’incarico di fondare e dirigere il nuovo Osservatorio geodinamico della Sentinella, epicentro del terremoto che sconvolse l’isola d’Ischia. Poiché a quei tempi gli strumenti sismici erano primitivi e per lo più avvistatori empirici, i risultati erano grafici confusi, indecifrabili e scientificamente rappresentavano poco o nulla di credibile. Fu lui allora ad indicare la giusta via per ottenere dei sismogrammi leggibili. Divise gli apparecchi tra quelli per onde rapide e quelli per onde lente. Adattò a registratori i pendoli orizzontali del Rebeur Paschwitz, riuscendo così a catturare con un solo apparecchio le onde sismiche di svariate lunghezze. I suoi pendoli orizzontali furono gli antenati dei sismografi moderni. Ebbene, Grablovitz dopo quella straordinaria esperienza professionale non lasciò più l’isola Verde. Morì nel 1928 e fu tumulato nel cimitero di Casamicciola. E proprio ad Ischia, a distanza di quasi un secolo dalla morte, i nipoti continuano a tenere vivo il suo ricordo e a conservare documenti originali importantissimi. E Paolo Capuano ci ha mostrato i documenti originali e straordinari prodotti dal bisnonno a Ischia durante i suoi studi. Per onorare degnamente la memoria di studiosi come Giulio Grablovitz che attraverso i loro studi hanno dato tanto alla nostra Isola, oltre a ristrutturare e a far ripartire appieno l’attività dell’Osservatorio della Sentinella dove risulta vergognosamente illeggibile persino la lapide di marmo che ricorda Glabrovitz e che va immediatamente ripristinata, sarebbe il caso che le istituzioni competenti realizzino, nella zona di Casamicciola alta epicentro di catastrofici terremoti, un parco scientifico naturalistico internazionale così come proposto dal Professor Giuseppe Luongo, già Direttore dell’osservatorio Vesuviano di Napoli e personalità di caratura mondiale nella ricerca scientifica sui fenomeni tellurici. Sull’opera di Grablovitz abbiamo intervistato il Dott. Graziano Ferrari, già Dirigente di ricerca dell’Istituto Nazionale di Geofisica e Vulcanologia. Ecco le sue risposte.

Dott. Ferrari, chi era ed è stato Giulio Grablovitz e perché ci troviamo un triestino a Ischia all’indomani del catastrofico terremoto del 1883?

“Grablovitz è un fenomeno tutto italiano nella sua genialità e creatività in ambito scientifico e non solo. Inusuale, invece, nella storia dell’Italia è la sua rapidissima “carriera” da scienziato di periferia – geografica e di fama – a punto riferimento della Reale Commissione Geodinamica che approvò nel 1885 la sua proposta per l’organizzazione di un servizio geodinamico nazionale. Da questa proposta venne anche il suo trasferimento a Ischia con la fondazione dei due osservatori di Ischia Porto e Casamicciola. Grablovitz ha dato certamente un grande contributo – poco conosciuto – alla sismologia sperimentale non solo italiana.  A Grablovitz non mancava certo la genialità per realizzare svolte scientifiche importanti, tuttavia, la paternità di queste svolte dipende spesso dal periodo storico, e quello in cui egli operò e la sua collocazione geografica a Ischia non gli furono molto favorevoli. Dopo gli ultimi decenni dell’Ottocento, in cui la sismologia italiana eccelse, l’incapacità della sismologia istituzionale di rinnovarsi – come invece stavano facendo altri paesi europei, che avevano imparato da noi –  costituì un freno anche allo sviluppo di idee e contributi internazionalmente visibili di Grablovitz”.

Qual è l’eredità che ci ha lasciato Grablovitz che è stato uno scienziato a 360 gradi?

“Grablovitz ci ha lasciato una grande eredità di dati, riflessioni, invenzioni che, viste con uno sguardo sincronico, possono fare sorridere chi questa eredità l’ha acquisita senza avere partecipato a crearla. Ma come tutte le eredità, si porta dietro la responsabilità di non dissiparla, ma di continuare nella scia di quella eccellenza nella geofisica italiana di cui Grablovitz è stato un grandissimo protagonista. Difficile è delineare a pieno il contributo dello scienziato, perché da grande studioso sperimentale, ha prodotto una quantità enorme di dati di osservazione di quanto fosse osservabile dei fenomeni naturali, nella meteorologia, sismologia, astronomia, termalismo. E l’immensa quantità di documenti che ci ha lasciato in oltre 60 anni di attività è una straordinaria miniera di dati, per la gran parte inesplorata”.

A livello istituzionale e scientifico come può essere degnamente  onorata la memoria di Grablovitz e degli scienziati del passato?

“La comunità scientifica può sforzarsi di riscoprire la figura di Grablovitz cercando di reinterpretarne i valori, superando la visione attuale prevalente sempre più tecnologica e specialistica – nel senso di settoriale – delle scienze della terra. Ritrovare insomma quella capacità di leggere e interpretare i fenomeni naturali con una visione a 360°, alla Grablovitz insomma. La politica e gli amministratori pubblici dovrebbero ascoltare di più le istanza di una comunità scientifica, come la nostra, che oltre alla ricerca di base svolge un importantissimo ruolo sociale: quello di garantire ricerca, informazione e divulgazione per una corretta e tempestiva azione di prevenzione degli eventi naturali estremi, come terremoti, alluvioni, frane ecc. In questa direzione andrebbe il restauro e la riattivazione dell’ex Osservatorio Geofisico di Casamicciola, come Centro di ricerca e di divulgazione sui temi dei rischi naturali, per la cui realizzazione io – nel mio piccolo – e tanti altri come me e prima di me si sono battuti, per ora invano”.