IL CASO PROCIDA: LA RAPPRESENTANTE POI SCRUTATRICE E TUTTE LE “ZONE D’OMBRA”

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Nell’attesa che l’indagine dei carabinieri faccia luce su quanto accaduto nel seggio elettorale di Procida dove sono state rinvenute in un cassetto dieci schede elettorali non timbrate, emergono nuovi dettagli che raccontiamo per completezza di informazione. Secondo quanto si apprende a segnalare ai militari dell’Arma quella che resta allo stato una presunta irregolarità sarebbe stata una rappresentante della lista “Procida che vorrei”, che sostiene la candidatura a sindaco di Dino Ambrosino. Ma c’è un dettaglio, poco prima la stessa era stata inserita tra gli scrutatori della sezione presieduta da Giovanna Muro per l’assenza di uno dei soggetti deputati a farne parte. Alcune indiscrezioni, dunque, riferiscono che la donna avrebbe assistito a tutte le operazioni preliminari, compreso alla sistemazione delle schede incriminate non timbrate in un cassetto lasciando il plesso scolastico ubicato in via Flavio Gioia insieme ai suoi compagni di lavoro. Soltanto successivamente, all’uscita, avrebbe riferito la presunta anomalia ad un carabiniere: inevitabile, a quel punto, l’apertura di un’inchiesta che ha poi indotto la signora Muro a rinunciare alla carica di presidente del seggio per motivi di opportunità. Una scelta, questa, che la stessa presidente ha motivato in una lettera con l’esclusiva necessità di dare “serenità al voto”. Insomma, sulla vicenda, come appare chiaro, ci sono ancora diversi punti da chiarire. E tante, troppe zone d’ombra. Con un interrogativo su tutti: le schede sono in ogni caso rimaste all’interno della sezione, dunque in zona di pertinenza a termini di regolamento, e quello che appare davvero difficile (se non impossibile) comprendere è come avrebbero potuto essere utilizzate in maniera fraudolenta per tutta una serie di motivi, in primis la presenza nel seggio di un nutrito gruppo di lavoro.