Un grido di dolore attraversa Ischia. È quello di Francesca Rotolo, donna e madre, che racconta sui social l’incubo della demolizione della propria casa. Le sue parole pesano come macigni: “Ci stanno per togliere la casa, i nostri sogni, il nostro rifugio”. Davanti ai suoi figli, dice, non crollano solo i muri, ma una vita intera.
È la storia di tante famiglie che si vedono strappare l’unico tetto sulla testa mentre lo Stato resta a guardare. Da anni si demoliscono abitazioni senza offrire alternative, lasciando in strada chi aveva solo quella casa. Una contraddizione che ferisce: si trovano soluzioni per i campi rom, ma non per i cittadini che restano senza un posto dove dormire.
Francesca descrive l’impotenza di una madre che non sa dove portare i propri figli. “Mamma, dove dormiamo stasera?”, le chiedono. E lei non ha risposta. Ogni porta chiusa è una ferita nuova, ogni rifiuto un colpo al cuore.
A Ischia, il dramma pesa ancora di più. Le case ci sono, ma solo per i turisti. Gli affitti sono proibitivi, le occasioni inesistenti. Chi ci vive, chi lavora, chi cresce i figli, viene respinto dalla propria isola.
“Non so come andrò avanti”, scrive Francesca. “Dovrò asciugare le lacrime dei miei figli e sorridere, anche se dentro mi sento a pezzi”.
Il suo è più di uno sfogo: è l’accusa di chi si sente abbandonato, il simbolo di un diritto negato. E un monito per tutti: quando una casa cade, crolla anche un pezzo di umanità.



