RICATTI E MINACCE A SCUOLA, QUATTRO ANNI DOPO ARRIVA IL PENTIMENTO DI UNA PROF


59

E’ una storia nota, eppure forse dimenticata e caduta nel dimenticatoio, quella dei soprusi perpetrati a danno di alcuni studenti nell’Istituto Alberghiero “V. Telese” di Fondobosso, dove all’epoca a ricoprire il ruolo di preside c’era Giuliana D’Avino. Una serie di soprusi che portarono un giovane studente, Raffaele Imbò, a realizzare “Il Polpettone”, un film inchiesta che di fatto raccontava fatti realmente accaduti e nello specifico le dinamiche “poco ortodosse” (per usare un eufemismo) di una scuola. Un film che venne realizzato senza registi, attori affermati e reporter esterni ma semplicemente partendo dal punto di vista di un ragazzo che da studente interno (e dunque sfidando ogni regolamento) registrò per lungo tempo con una telecamera tutto ciò che di orrendo accadeva nelle aule a causa di una terribile preside come per l’appunto la D’Avino e gran parte del corpo docente. L’inchiesta metteva in risalto la presenza di compiti falsati, minacce, ricatti, intimidazioni e tante altre anomalie ed irregolarità. Tutto venne archiviato in maniera scientifica, minuziosa, analitica, quasi ossessiva, senza che nessuno venisse mai a saperlo, nemmeno i compagni di classe. Ne venne voi fuori questo film che pian piano nel tempo è diventato un cult, quasi una sorta di icona dell’istruzione fatta male.

All’epoca, secondo quanto è stato più volte raccontato, nell’istituto di Fondobosso c’era un’aria irrespirabile ed anche alcuni docenti non “allineati” erano costretti a non potersi schierare dalla parte di studenti chiaramente vessati. Tra questi c’era un insegnante che ad alcuni studenti promise solidarietà e soprattutto che avrebbe preso le loro difese nel momento in cui si sarebbe svolto il consiglio d’istituto finale. Ma evidentemente anche la professoressa fu sottoposta ad una serie di pressioni alle quali finì con il non reggere alzando bandiera bianca:forse si mise in malattia, forse utilizzò qualche altro escamotage, fatto sta che da aprile sparì dai “radar” e non fece più la sua apparizione a scuola. Lasciando tutti i ragazzi, anche lo stesso Raffaele Imbò, in uno stato di comprensibile prostrazione. Per la cronaca, anche i ribelli furono poi ammessi all’esame, anche se la storia non ha mai fornito una spiegazione attendibile ed esauriente di quella decisione.

Da allora ne è passata di acqua sotto i ponti, eppure ecco che a distanza di qualche anno – come dicevamo in apertura di servizio – riaffiorano i cosiddetti “fantasmi del passato”. Imbò, che attualmente vive, lavora e si sta affermando all’estero, ha ricevuto un messaggio proprio di quella docente, che di fatto ha siglato un sia pur postumo e tardivo “pentimento”. Che, peraltro, lascia intendere come le vessazioni raccontate dagli studenti prima e da “Il Polpettone” poi fossero assolutamente rispondenti al vero. Lei, di cui Raffaele conserva signorilmente l’anonimato, si rivolge al suo ex studente con queste parole: “Caro Raffaele, ho visto solo ora a distanza di ben quattro anni ormai il tuo ‘Polpettone’. E’ bellissimo e non sapevo nulla che tu l’avessi girato e pubblicato fino a due ore fa. Il tempo di vederlo. E’ bellissimo! Ho rivissuto con te l’incubo di quell’anno a Ischia dove la più bella professione del mondo veniva costantemente brutalizzata dalla gestione malata della pazza (a proposito, è stata sospesa finalmente…). Vi ho sempre pensato, a te in particolare, mi sono sentita in colpa sempre per essere sparita ma non ho avuto alternative dopo essermi rifiutata di abbassare i miei voti nella vostra classe e specialmente a te come lei mi aveva imposto. Sono scappata, non potevo fare altro, mi ero ribellata, non ho avuto il coraggio di scriverti nulla.  Perché per la prima ed ultima volta nella mia carriera ho abbandonato i miei ragazzi. Ma tutto questo appartiene al passato anche se non ti abbandona mai. Vivrai a Londra sicuramente com’è giusto che sia. Eri un ragazzo intelligente e sensibile. Ora sarai un uomo intelligente e sensibile. Mi dispiace di averti deluso, non avrei mai voluto. Vivrai a Londra dove è giusto che tu sia. Ti auguro ogni bene”.

Fin qui la lunga ed accorata nota di pentimento da parte della professoressa, che tra l’altro a distanza di anni riapre una dolorosa ferita, raccontando di come la preside D’Avino voleva arbitrariamente imporle di abbassare i voti ad alcuni studenti alla stessa invisi. E così su quella dolorosa e assurda storia è tornato a parlare, commentando proprio il messaggio ricevuto dalla prof, proprio Raffaele Imbò, che ha ripercorso quel periodo tra il drammatico e il surreale. “Chi vide il film sa quanto professori e preside ‘picchiarono’ duro. Adesso ricevo questo messaggio: è da parte di chi ricopriva il ruolo di insegnante di inglese. Era intelligente, si schierò dalla parte degli studenti e per questo la sua serenità fu altrettanto compromessa. La situazione appariva tragica, se non disperata. Ci promise forti braccia al timone, ma abbandonò la nave. Sparì che mancava circa un mese al consiglio di classe finale, quello che avrebbe deciso le ammissioni agli esami di stato (nel film, ciò è raccontato al minuto 1:33:47). Inutile descrivere lo strazio che provai e che provammo. Alla sua scelta, non potemmo far altro che assistere. Scelta che per noi fu un ulteriore tradimento. La disavventura ebbe la fine che ebbe. Mi chiusi in una stanza e persi la testa altri tre anni per trasformare il brutto in bello. Mi sono trasferito definitivamente a Londra, ho conseguito altri esami e sono riuscito a ricevere le offerte che volevo per studiare regia cinematografica all’Università. Da Settembre sono inserito in un contesto che ho gridato di volere per anni. Godo anche di ottime prestazioni, e se questi cavalli continueranno a trottare, il futuro potrebbe anche non apparirmi scuro. Non voglio male a questa prof, e mi dispiace se i sensi di colpa o vari rimorsi hanno rosicato nelle carni per un po’ di tempo. Ad oggi, di quel corpo docente, questa è la prima (ed unica) persona che ha deciso di scrivermi, di sua spontanea volontà. Ma io, sempre oggi, di questo messaggio, proprio non so che farmene”. Già, perché quando riemergono, i fantasmi del passato, spesso le ferite le riaprono piuttosto che cicatrizzarle.