INCIDENTE SUPERSTRADA, DON ANTONIO: “LE AUTORITA’ NON RIMANGANO INERMI”


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DI DON ANTONIO ANGIOLINI

Il 3 agosto è stato segnato da un altro mortale incidente stradale sulla SS 270. Ormai i morti su questa strada non si contano più! Ci interroghiamo sulle cause e su quali possano essere le iniziative per evitare fatti che toccano le coscienze di ciascun cittadino e di tutte le famiglie. Questa volta ha perso la vita un ragazzo di 16 anni, poteva essere nostro figlio, nostro nipote, un nostro amico, un nostro conoscente. Una giovane vita è stata stroncata in maniera tragica e lo sgomento per sì immane tragedia ha preso il sopravvento sui nostri pensieri quotidiani, lasciando in noi un senso di impotenza, cui ha fatto da contraltare il disappunto per non aver potuto evitare tale immane lutto.

Quid hoc facere? Cosa fare per evitare altri lutti, altre tragedie?  È l’interrogativo al quale tutti vorrebbero dare una risposta certa, ma di fronte alla fatalità è impossibile avere una soluzione. Non si può, però, rimanere inermi. È necessario che le autorità politiche, amministrative e quelle deputate all’ordine pubblico attuino iniziative concertate, innanzitutto per fare in modo che sulla SS 270 siano posti in essere dispositivi per ridurre la velocità della circolazione veicolare; sul punto la tecnologia moderna può dare un utile contributo (installazione di autovelox, dissuasori di velocità, ecc).

La divisione della carreggiata con barriere jersey potrebbe essere altra iniziativa necessaria per attenuare il rischio di incidenti stradali (nel caso del giovane VelsmaliXhemal tale barriera avrebbe potuto evitare il peggio, la morte). Soprattutto, si deve sensibilizzare l’opinione pubblica ad adottare tutte le cautele possibili allorquando si transita per “la strada della morte”, con idonee e periodiche campagne di stampa e con l’apposizione di cartelli stradali ad hoc. Nulla deve essere lasciato di intentato per evitare simili tragedie.