ISCHIA PONTE, L’ARCO “LA CORRENTE” COME IL CASTELLO DI MATRERA

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di Ennio Anastasio

Probabilmente questa foto, che rappresenta quello che dovrebbe definirsi un primo intervento di restauro alla spalla sinistra dell’antico arco “la corrente” del pontile Aragonese ad Ischia ponte, se ne andrà un pò in giro per il mondo facendo inorridire non soltanto studiosi e critici d’arte ma anche gente comune che comunque ama l’arte e la bellezza dei luoghi. All’indomani di questo colpo basso che ha ferito nuovamente quest’opera di alta ingegneria marittima, costruita nel lontano 1400 per volere del Re Alfonso I D’Aragona ci sentiamo emotivamente come i cittadini andalusi, anch’essi “beffati” dal restauro attuato al Castello di Matrera, una fortezza spagnola del IX secolo nei pressi della città di Villamartin. Un restauro che invece di restituire loro un castello con le originarie forme moresche, ha puntato invece ad esaltare le aggiunte di calcestruzzo alla vecchia struttura, tanto da essere denominato dal noto giornalista e architetto Oliver Wainwright: ” restauro Frankenstein”. Vi è anche da dire, per completezza di informazione, che in certi ambienti questa sorta di “restauro” fu apprezzato così tanto da finire nella finale di un premio di architettura nella categoria “conservazione”. Già, anche noi siamo diventati nel giro di pochi mesi gli increduli testimoni di una goffaggine che si vuole delineare agli occhi di noi tutti come un “intervento di recupero” all’arco del seicentesco pontile Aragonese. Di certo questo “intervento” messo in opera come un’idea muscolare, e non come tutela di un bene culturale, ha colpito il borgo antico e non andrà in nessuna finale e di certo non vedremo l’architetto responsabile che lo ha curato in tali simili particolari edili ad ammirarlo alle prime luci dell’alba come fin d’ora ha fatto Renzo Piano per il suo ponte, da poco ultimato a Genova, quello più inaugurato del mondo, quello che ha sostituito il ponte di Riccardo Morandi. Sotto quel ponte, con campate dal peso di 1600 tonnellate l’una, non c’è il mare come ad Ischia, ma Renzo Piano del mare vi ha trasportato la luce ed ” il sapore di una prima cosa bella dopo tanta tragedia” come egli afferma.

Non siamo in grado di proteggere e conservare i beni culturali ricevuti in eredità

Eppure questo antico arco, così bello nella sua forma, merita tanta attenzione e cura per mantenere lo splendore architettonico e culturale che rappresenta per Ischia. Lo merita per la storia che racconta, per quelle antiche pietre quadre di piperno che si incastonano una nell’altra e narrano la maestria di un tempo, e ci permettono di ammirare la perfezione di un disegno geometrico che si china dolcemente verso il mare. Un’attrazione storica che gelosamente dovremmo custodire e soprattutto proteggere. Cosa siamo andati a fargli? perché lo abbiamo ferito in quel modo? Chi, tra le persone deputate alla custodia e alla conservazione dei beni culturali di altissimo valore ha armato la mano di qualche avventuriero che in totale spregio dell’aspetto originario dell’opera ha deciso di cambiarle volto e di dargli la somiglianza di una vendetta per un torto ricevuto? Eppure quel patrimonio culturale non è soltanto dei cittadini d’Ischia, ma delle migliaia di persone che ogni anno giungono sulla nostra isola per ammirarlo ed è accaduto quanto di impossibile dovesse accadere, qualcosa di inspiegabile: si è deciso di portare via a noi tutti qualcosa di caro, qualcosa che amiamo. Già, non hanno pensato ai nostri sentimenti, non hanno pensato a quanto sia importante proteggere e conservare, magari facendo un viaggio indietro nel tempo. E’ così, non lo hanno fatto quando collocavano una sull’altra con del cemento biancastro quelle orrende lastre,  lisce e grigiastre, probabili avanzi delle pavimentazioni esterne delle Metro, e non lo hanno fatto nemmeno prima, quando hanno ricevuto tra le mani il peso enorme della responsabilità di un restauro, che richiede rispetto, cura, ma soprattutto competenza, quella che può definirsi l’orgoglio di una missione con la quale si riesce a donare ad un’opera un aspetto che sia quanto più simile a quello originario. Come afferma Renzo Piano l’architettura diventa arte nonostante abbia una funzione pratica. L’idea della bellezza, della convivialità, è antica come il mondo e l’architettura è al tempo stesso un’arte che risponde ai bisogni e ai desideri. Osservare l’architetto vincitore del Premio Pritzker che guarda il  nuovo ponte a Genova, frutto del suo progetto donato alla città a titolo gratuito, seguire il suo sguardo rivolto verso le 19 pile di cemento che non sono quadrate ma ellissi dalle radici curve che salgono verso il cielo è veramente una forte emozione, così quanto ascoltarlo quando egli ripete ai giovani : “non vi rendete conto della fortuna che avete avuto nel nascere in Italia, solo quando andrete all’estero capirete che è vero”. Cosa direbbe il noto architetto che insegna ai giovani talenti di ” guardare nel buio anche se c’è luce” e di “ascoltare la gente, le pietre, di non pretendere di capire tutto subito prima di impiantare un cantiere”. Già, cosa direbbe Renzo Piano di fronte a quelle pietre segate che hanno imbrattato un luogo di storia? da Gerone da Siracusa agli Angioini e agli Aragonesi fino allo splendido palcoscenico delle nozze di Vittoria Colonna e Ferrante d’Avalos?

La nostra opinione

C’è sempre qualcosa di profondo che ci lega a questi luoghi che diventano dei simboli della nostra vita, del nostro essere, ed ecco perché soffriamo di fronte a così tali operazioni maldestre, effettuate da chi sembra non aver alcun interesse per un bene lasciatoci in eredità e che dobbiamo consegnare al futuro. Dai piedi del Castello D’Aragona questo splendido e antico arco unisce il mare di ponente con quello della splendida baia di Cartaromana e non può essere trattato come il più subdolo cavalcavia di una strada qualsiasi. E ritorniamo all’insegnamento di Renzo Piano : “questo mestiere ti obbliga a immergerti nella cultura del posto. Un architetto non può essere un turista, deve cogliere le necessità e interpretarle, essere capace di ascoltare un luogo, di farlo suo, di coglierne gli aspetti umani, fisici, storici, sennò fallisce nel suo compito”. Da parte nostra possiamo aggiungere che chi ha voluto fare di suo sul nostro pontile ha offeso i nostri sentimenti ed ancor più  il significato delle parole “bellezza ed arte”. Non si possono ricondurre all’antico valore opere monumentali come l’antico arco del pontile Aragonese affidandosi a degli avventurieri. Queste persone non dovrebbero nemmeno avvicinarsi, sono persone che sbagliano e soprattutto distruggono le opere d’arte. Esiste da sempre la politica e c’è la retorica, ma nulla di tutto ciò può aver partorito una simile goffaggine perpetrata in un luogo di storia. Ve lo chiediamo in ginocchio: abbiate pietà per il nostro amore verso le opere storiche e culturali, fermatevi!