ISCHIA, STOP AL PROFILO SOCIAL DEL COMUNE

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A partire dal primo pomeriggio di ieri il Comune di Ischia si ritrova di punto in bianco (almeno temporaneamente) senza un profilo facebook ufficiale e dunque senza una piattaforma con migliaia di iscritti cui comunicare tutte le attività istituzionali dell’ente, gli appuntamenti, gli eventi e una serie di informazioni di varia natura. A causare lo stop è stata la decisione di Gianni Mattera, colui che un bel po’ di tempo fa aprì e creò la pagina, di cui fin qui è rimasto unico amministratore, e che come detto ieri ha pubblicato un post riportante una scritta laconica: “Pagina temporaneamente sospesa”.

Successivamente in un post pubblicato dallo stesso Mattera nel suo profilo facebook  si leggeva testualmente: “Non sono un politico, in questo periodo ho espresso liberamente ed in maniera pacifica il mio punto di vista, portando avanti un solo principio che credo raro ai tempi dei social: l’autenticità. Ho espresso la mia opinione su diversi temi (a volte con un pizzico di satira) che a mio avviso vanno migliorati per il progresso di una società che vive un’isola meravigliosa. Ultimamente ho ricevuto attacchi da personaggetti che ho scoperto essere al soldo di qualche politicante di turno che non ha neanche il coraggio di parlare a viso aperto, altri invece che ritenevo amici dopo aver detto solo la verità, fanno finta di non vedere . A scopo gratuito da oltre cinque anni avevo messo a disposizione la pagina social del Comune di Ischia che vanta 10mila likes e la pagina Ischia con oltre 70 mila likes .Purtroppo dopo questi ultimi sviluppi mi trovo costretto a non mettere più a disposizione le mie intuizioni. Pertanto liberamente e senza nessun secondo fine sospendo la mia pagina con 10mila likes”.

Per adesso nessun commento dall’amministrazione, anche se è molto probabile che – laddove ipotizzabili tentativi di mediazione non dovessero andare a buon fine – il legale rappresentante pro tempore del Comune (e dunque il sindaco) chiederà all’amministratore della pagina di cambiare il nome non potendosi arrogare un privato della denominazione del Comune se non fino a quando espressamente – e magari pure tacitamente – autorizzato.