Durante un’ispezione condotta per conto della Capitaneria di Porto sotto il tondo di Marco Aurelio nel porto di Ischia, proprio nei pressi del pontile degli aliscafi, sono stati scoperti i resti sommersi di un’antica villa marittima di epoca romana. L’annuncio del ritrovamento è stato dato da Maria Luisa Tardugno, archeologa della Soprintendenza e direttrice del Museo di Pithecusae, durante la presentazione a Villa Arbusto del rilievo votivo delle Ninfe Nitrodi, concesso temporaneamente in prestito dal Museo Archeologico Nazionale di Napoli fino al 30 novembre. Sul fondale dello scalo ischitano – che originariamente era un lago vulcanico denominato lago de’ Bagni prima dell’apertura al mare voluta da Ferdinando II di Borbone nel 1854 – sono stati individuate colonne, strutture murarie rivestite di marmi pregiati e pavimentazioni ancora nella loro collocazione originaria. In attesa di reperire i finanziamenti necessari per avviare uno scavo subacqueo complesso e oneroso, la scoperta si aggiunge a quella della banchina portuale romana di Cartaromana, situata ai piedi del Castello Aragonese. Nello specchio d’acqua di Cartaromana le indagini hanno riportato alla luce casseforme di legno, sistemi di ormeggio, una seconda villa scavata nella roccia e reperti legati al commercio marittimo come anfore per olio, vino e garum, lingotti di piombo e frammenti di imbarcazioni. Le analisi al radiocarbonio effettuate sui legni testimoniano inoltre ripetuti interventi di restauro della banchina a seguito delle eruzioni vulcaniche che hanno interessato l’isola nei secoli. Questi importanti ritrovanenti subacquei, unitamente alla ripresa degli scavi nell’insediamento di Mazzola e alle indagini nella grotta di Varule, permettono di delineare con maggiore chiarezza la rilevanza di Ischia all’interno delle rotte commerciali del Mediterraneo durante l’età romana, integrando il già ricco patrimonio archeologico dell’isola che spazia fino all’epoca della colonizzazione greca.



