L’ACCUSA: BASTA INFANGARE GLI STAGIONALI, GLI ALBERGATORI VOGLIONO ASSUMERE A CIFRE DA FAME

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a cura del Comitato di Lotta dei Lavoratori Stagionali e non dell’isola d’Ischia

Sono mesi che con il pretesto che l’elemosina di Stato del reddito di cittadinanza e dei miseri sussidi elargiti a seguito della pandemia sarebbero preferiti ad uno stipendio pieno e dignitoso, imprenditori, politicanti di tutte le risme e rappresentanti istituzionali stanno scagliando tutta la loro rabbia di ricconi e benestanti contro gli stagionali, categoria di lavoratori fantasma che da sempre è super-sfruttata in talune strutture ricettive del nostro Paese e che anche quando ha la fortuna di lavorare, vive in condizioni economiche che definire di enorme difficoltà è poco. Si tratta di una categoria di lavoratori “fragili” in quanto si vive di lavoro precario a vita dovendosi accontentare di contratti che annualmente se raggiungono i cinque, sei mesi si è già più che fortunati. Una categoria di onesti ed indefessi lavoratori che da qualche anno a questa parte è diventata ancora più povera a causa del dimezzamento dell’indennità di disoccupazione voluta dall’ex governo guidato da Matteo Renzi spalleggiato dai sindacati padronali, antioperai e venduti alle logiche del capitale, dello sfruttamento e dell’arricchimento spropositato dei padroni. Lavoratori stagionali che da sempre, tranne per delle eccezioni dovute ad imprenditori seri ed onesti che pur ci sono, capita che  all’interno delle aziende del turismo – alberghi, ristoranti, bar ed esercizi commerciali dell’indotto turistico dove non viene imposta neppure la presenza dei cartellini da timbrare per certificare orario di ingresso e di uscita dei lavoratori dalle aziende – vengono sfruttati come animali da soma costretti a lavorare anche per dieci, undici, dodici ore al giorno, e pagati, sempre per i più “fortunati”, per sei ore e quaranta minuti lavorativi. Lavoratori per cui, soprattutto nei mesi di luglio ed agosto, il giorno festivo diventa una chimera e che poi a fine stagione, complici taluni sindacati e patronati, con la sottoscrizione della conciliazione sono costretti a rinunciare definitivamente alla rivendicazione di tutti i diritti sindacali che gli sono stati negati. Lavoratrici e lavoratori a cui talvolta si umilia e calpesta la dignità umana e a cui viene negata persino la possibilità di trovare il tempo per trascorrere una giornata al mare coi propri cari. Una condizione da sempre drammatica quella degli stagionali, persino nei tempi cosiddetti delle “vacche grasse” e del boom economico degli anni ’80 e ’90 per cui gli imprenditori, o meglio i prenditori di lavoro, pur di arricchirsi a dismisura in pochi mesi per garantirsi una vita da pascià e poter acquistare ville, ulteriori alberghi e costruire nuove camere, spremevano disumanamente come limoni i propri dipendenti. Condizione di sfruttamento dei dipendenti stagionali che a seguito del Covid in taluni casi è ulteriormente peggiorata. Infatti col pretesto della pandemia, molti padroni si sentono autorizzati a far sottoscrivere contratti part time e a pretendere orario pieno. Altro che piangere lacrime di coccodrillo per mancanza di personale. Gli albergatori che lamentano l’impossibilità di trovare personale, dicano pubblicamente a quali condizioni assumono i lavoratori. Staremo a vedere quanti imprenditori risponderanno al nostro appello e così potremmo farci un’idea più precisa sulle condizioni di sfruttamento legalizzato che ci sono sulla nostra Isola e quale eventualmente sia l’estensione di questo fenomeno. Intanto sarebbe finalmente giunto il momento che le Istituzioni dello Stato preposte ai controlli, verificassero azienda per azienda se sono rispettati i diritti sindacali. E non lo si faccia attraverso le “interviste” ai lavoratori che nella maggior parte dei casi preferiscono mentire pur di essere riassunti l’anno successivo, ma con i dovuti controlli attraverso i quali accertarsi quando i dipendenti entrano ed escono dalle aziende, quanti turni coprono, quali contratti sottoscrivono e che stipendio percepiscono. Ai lavoratori ischitani ed italiani, l’appello è quello di acquisire presto quella coscienza di classe con la quale poter rivendicare nell’immediato il rispetto dei propri diritti sindacali e lavorare, in prospettiva, al superamento dell’infame società capitalistica che legalizza sfruttamento e disuguaglianze e costruire una società, che solo il Socialismo può garantire, in cui il lavoro sia un diritto di tutti e non il mezzo di arricchimento di pochi.