Sull’isola d’Ischia scoppia la polemica per la decisione di EAV, guidata da Umberto De Gregorio, di cambiare la denominazione storica delle linee degli autobus. Un’operazione che, secondo molti, cancella memoria e identità, trasformando un servizio unico in una copia delle periferie napoletane. Le storiche “circolare destra” e “circolare sinistra”, la Linea 3 e la 14, compagne di viaggio di generazioni di residenti e turisti, spariranno per lasciare posto a fredde sigle numeriche.
Da metà settembre 2025, i display dei bus indicheranno nuovi numeri: la Linea 1 diventerà 171, la 2 sarà 172, la 3 passerà a 173 e così via, fino ad arrivare alle circolari C12 e C13 che diventeranno 182 e 183, mentre la recente “Zizì” prenderà il numero 199. Una scelta che EAV ha comunicato agli utenti come aggiornamento tecnico, senza però fornire spiegazioni convincenti.
La logica, spiegano dall’azienda, sarebbe quella di uniformare il sistema secondo criteri numerici consequenziali. Ma la popolazione si interroga: perché cancellare nomi che raccontavano un pezzo di storia e rendevano immediatamente riconoscibile il percorso? Le linee, oltre a essere un servizio, erano un simbolo, un tratto identitario di Ischia.
Il paragone viene spontaneo: nessuno a Lisbona si è mai sognato di rinominare la storica funicolare “Gloria”, che da sempre identifica la città e il suo fascino turistico. Allo stesso modo, sostengono molti, le linee ischitane non avrebbero dovuto perdere la loro tipicità. Con un semplice numero si rischia di cancellare la memoria collettiva e di impoverire l’immagine di un’isola che ha fatto del turismo e della tradizione i suoi punti di forza.
La decisione resta dunque un segno dei tempi: esigenze aziendali che prevalgono sulla storia e sul senso di appartenenza di una comunità. Un cambiamento che fa discutere e che molti avrebbero voluto più ponderato.



