L’ISOLA E GLI “INVISIBILI”: APPELLO PER I SENZA FISSA DIMORA

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Un gruppo di associazioni ha indirizzato un accorato appello ai sindaci isolani ed ai responsabili dell’ambito territoriale denunciando la drammatica situazione in cui versano anche a Ischia i senza fissa dimora. Una nota toccante e significativa che vi riportiamo integralmente:


Recentemente, e per l’ennesima volta, Papa Francesco ha espresso l’auspicio che autorità religiose e politiche e rappresentanti della società civile superino i particolarismi, condividano idee e speranze e dialoghino per promuovere l’accesso ai diritti fondamentali.
Ma c’è qualcuno in ascolto? Le Istituzioni non esistono, le Istituzioni sono fantasmi, se nessuno ne incarna ideali e propositi. Abbiamo in molte altre occasioni sollecitato le Amministrazioni comunali dell’Isola e l’Ambito Sociale N13, chiesto loro un confronto e sottoposto proposte di collaborazione: la grave condizione delle Persone Senza Dimora sulla nostra Isola reclama soluzioni da concepire in sinergia. Ma c’è qualcuno in ascolto? Gli Enti sono – speriamo – ormai tutti concordi sulla necessità dell’iscrizione anagrafica delle persone senza dimora presenti abitualmente sul territorio comunale e di un dormitorio che li accolga, per “non lasciare nessuno sul ciglio della strada” come ha detto il Ministro Orlando. Ma le buone intenzioni non bastano. Serve una strategia e la partecipazione attiva degli Enti; serve un coordinamento delle risposte emergenziali affinché contemplino – accanto alle proposte di accoglienza immediata (comunque rimaste lettera morta) –
soluzioni abitative a lungo termine e percorsi di accompagnamento all’autonomia; serve il coinvolgimento della rete delle Associazioni. Serve il dialogo e la collaborazione tra i diversi attori: la divisione tra Pubblico, Privato e Terzo Settore disorienta. Le antenne sociali che hanno competenze ed esperienza meritano un posto in prima fila accanto alle Istituzioni per programmare, progettare, organizzare e agire. L’obiettivo è togliere le persone dalla strada ma anche evitare che ci ritornino ed è quindi necessario promuoverne il progressivo reinserimento sociale con azioni rapide e articolate. Ma va fatto adesso… o mai più!
Nel giugno scorso a Lisbona il Ministro Orlando – insieme agli altri ministri nazionali, ai rappresentanti delle istituzioni dell’UE e alle organizzazioni della società civile – in occasione della conferenza organizzata dalla presidenza portoghese del Consiglio dell’UE, dalla Commissione europea e da FEANTSA (Federazione europea delle associazioni nazionali che si occupano dei senzatetto), ha firmato la Dichiarazione di Lisbona sulla piattaforma europea per la lotta contro la mancanza di una fissa dimora, garantendo l’impegno
dell’Italia per combattere il fenomeno. Gli obiettivi concordati sono:
• nessuno deve dormire per strada per mancanza di alloggi di emergenza accessibili, sicuri e adeguati;
• nessuno deve vivere in un alloggio di emergenza o provvisorio oltre il tempo necessario per passare ad una soluzione abitativa permanente;
• nessuno deve lasciare un’istituzione (carcere, ospedale, struttura di accoglienza) senza che gli sia offerto un alloggio adeguato;
• lo sfratto va evitato per quanto possibile e chi lo subisce deve essere aiutato a trovare un’altra soluzione abitativa;
• nessuno deve essere discriminato per la sua condizione di senzatetto.
Ambiziosi ma raggiungibili traguardi grazie alla disponibilità di finanziamenti dell’UE nonché di parte delle quote degli Stati membri provenienti dal Fondo sociale europeo Plus (FSE+), oltre che alla disponibilità degli investimenti di InvestEU che sostengono infrastrutture sociali e edilizia popolare. Nel luglio scorso lo stesso Ministro Orlando ha poi approvato il Piano Nazionale degli Interventi e dei Servizi Sociali, che contiene al suo interno il Piano sociale nazionale 2021-2023 e il Piano per gli interventi e i servizi sociali di contrasto alla povertà 2021-2023. Un lavoro condiviso con le Parti sociali e con gli organismi del Terzo Settore e grazie al quale l’homelessness entra nella programmazione nazionale con servizi
alle persone e progetti di housing come l’Housing First (“la casa prima di tutto”), uno degli approcci più innovativi nel contrasto alla marginalità, quello che ha dato i risultati più promettenti e che ha innescato processi virtuosi di cambiamento nelle persone destinatarie del servizio. In Italia questi progetti sono già attivi in 52 città e accolgono circa mille persone. Nel Pnrr sono oltre 250 i progetti di Housing First già finanziati, con un investimento di circa 250 milioni di euro. Relativamente al problema della residenza sono invece solo il 2,5% dei Comuni Italiani ad aver istituito la “via fittizia” e i comuni dell’Isola Verde non sono tra questi. Ma perché ignorare il problema? Dall’iscrizione anagrafica delle persone senza dimora presenti abitualmente sul territorio comunale non scaturiscono
movimenti contabili: è un provvedimento che non comporta alcun impegno di spesa né diminuzione di entrata.
Se il timore è quello di appesantire il proprio welfare, è un timore ingiustificato: le politiche di welfare sono ormai nazionali e non comunali. Inoltre, l’anacronistica divisione amministrativa della nostra Isola in 6 Municipalità non è impedimento alla soluzione delle emergenze sociali del territorio: con l’obbligatorietà degli Ambiti Sociali lo Stato ha garantito ai Cittadini un sistema integrato di interventi e servizi sociali attraverso un
unico soggetto amministrativo, che nel nostro caso include anche l’Isola di Procida.
E’ importante non derogare al principio amministrativo di aggregazione intercomunale e non consentire rivendicazioni di natura campanilistica. E’ importante che il principio di cultura dei servizi indichi la strada e orienti l’impegno finanziario e con esso gli interventi, assecondando le esigenze economico-sociali, le problematiche, e non percentuali astratte di implausibili quote. Possiamo definire la residenza anagrafica uno strumento di controllo che consente alla comunità territoriale di identificare, raggiungere e tutelare i suoi membri più deboli; ma essa è soprattutto uno strumento essenziale di integrazione sociale che consente alle persone di essere cittadini oltre che portatori di bisogni. Negare la residenza ai Senza Dimora significa negare loro il diritto al voto, il diritto al gratuito patrocinio, il
diritto alla riscossione della pensione, il diritto all’iscrizione al collocamento, il diritto ad aprire una partita Iva, il diritto all’assistenza sanitaria e il diritto al welfare. Difficilmente incontriamo e conosciamo le persone senza dimora, i senza tetto, i barboni, i clochard…
comunque vogliamo chiamarli… e questo ci può indurre a colpevolizzarli e a stigmatizzarli per la loro indigenza. Ma potremmo essere noi! Gli Avvocati di strada ci dicono che 20 anni fa le PSD erano poveri con problemi di alcolismo; oggi sono imprenditori falliti, piccoli artigiani, pensionati, lavoratori licenziati a 50 anni che non sono riusciti a reinserirsi, donne, migranti e persone con problemi di salute mentale. In Italia ci sono circa 50mila persone senza dimora e oltre 5 milioni di persone che vivono in povertà assoluta:
un’emergenza strutturale che può solo peggiorare con lo sblocco degli sfratti e dei licenziamenti. Povertà estrema, solitudine, marginalità. Un problema delle Pubbliche Amministrazioni, un problema dello Stato. Lo Stato deve provvedere agli indigenti: lo Stato deve garantire loro la tutela dei diritti umani e dei diritti civili. Tutti sono chiamati a partecipare. Bisogna costruire e consolidare legami. E innescare processi collaborativi.
In linea con gli obiettivi nazionali ed europei e consapevoli delle risorse finanziarie disponibili vi chiediamo pertanto di:
• Riconoscere il diritto alla Residenza a chi ne ha i requisiti per legge;
• Rispondere alla logica emergenziale delle accoglienze notturne realizzando un dormitorio;
• Sostenere le politiche dell’abitare come Housing First;
• Creare percorsi di presa in carico delle PSD a cura di servizi sociali, uffici anagrafe, polizia locale, nonché uffici delle politiche abitative e del lavoro, che conducano all’autonomia e supportino il diritto all’abitare;
• Diffondere la conoscenza del fenomeno Homelessness e incentivare azioni che favoriscano l’inclusione e la coesione sociale;
• Ottimizzare l’utilizzo dei fondi stanziati, evitando che il costo della struttura diventi patologicamente maggiore del costo dell’utilità effettiva resa all’utente;
• Utilizzare gli strumenti, consentiti dalle attuali normative, della co-programmazione e coprogettazione per garantire la partecipazione territoriale di enti del terzo settore, di associazioni e di altre istituzioni pubbliche alla definizione dei piani di intervento.
Come spiegare il sentimento di esilio sulla Terra, il sentimento del vuoto, il rifiuto di tutto? Forse, come scriveva Emil Cioran “se ciascuno facesse la sua piccola esperienza di barbone! Indossare degli stracci, mettersi a un incrocio, stendere la mano ai passanti, subire il loro disprezzo o ringraziarli del loro obolo – che disciplina!