Dai fondali vulcanici dell’isola di Ischia emergono importanti indicazioni scientifiche sui futuri scenari di acidificazione marina che potrebbero interessare il Mediterraneo nei prossimi decenni. Uno studio coordinato da Fabrizio Frontalini e Mattia Greco, pubblicato l’8 ottobre 2026 su Scientific Reports, ha sfruttato le emissioni naturali di anidride carbonica presenti nelle acque isolane per analizzare il comportamento dei foraminiferi bentonici, minuscoli organismi unicellulari dei fondali. La ricerca ha individuato una soglia critica di pH pari a 7,7, al di sotto della quale la struttura biologica di queste comunità cambia radicalmente, con una forte contrazione delle specie dotate di guscio calcareo a vantaggio di quelle che impiegano materiali differenti. Sfruttando le sorgenti naturali di CO2 come laboratorio a cielo aperto, lo studio ha combinato osservazioni morfologiche, analisi molecolari e simulazioni climatiche basate su cinque scenari di sviluppo ed emissioni di gas serra. I modelli indicano che ampie fasce costiere mediterranee, compresi settori dell’Adriatico e della laguna di Venezia, potrebbero raggiungere livelli di acidificazione analoghi entro la fine del secolo in caso di elevate emissioni. La variazione del pH e della disponibilità di ioni carbonato incide sulla composizione dei sedimenti e sui cicli naturali del carbonato di calcio, sebbene gli effetti non comportino la scomparsa automatica di tutti gli organismi né possano essere estesi indistintamente a pesci e molluschi. La distinzione tra esposizioni croniche ed episodiche evidenzia come gli organismi reagiscano diversamente alla durata dei cambiamenti chimici. Pur non trasferendo automaticamente i dati a tutti gli habitat a causa di differenti parametri ambientali quali temperatura e salinità, la ricerca offre un modello conoscitivo fondamentale per comprendere le trasformazioni degli ecosistemi marini.



