L’OPINIONE: LE BRUTTE FUNZIONI (RELIGIOSE), LA MALEDUCAZIONE

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DI FRANCESCO CASTALDI

Mi perdonerà il buon Bugo se, come già fatto dal suo collega Morgan, mi permetto di prendere in prestito e storpiare il verso iniziale della sua canzone “Sincero”. Questa volta, però, l’intento è quello di condensare in una breve ma efficace frase tutte le perplessità che nutro in merito ad alcune discutibili decisioni assunte dalla Diocesi in questi giorni, e soprattutto al comportamento del suo Pastore nei confronti di un suo presbitero.

Ma procediamo con ordine. Sono giorni che mass media, esponenti politici ed esperti ci esortano, in questo periodo emergenziale, ad assumere comportamenti responsabili. Nel decalogo redatto e diffuso dal Governo centrale, tra le altre cose, si invitano i cittadini ad evitare assembramenti, che facilitano enormemente il contagio.

Dinanzi a queste disposizioni (che sono state ribadite anche nell’ultimo DPCM), ci si aspetterebbe una risposta matura da parte della popolazione. Appunto, ci si aspetterebbe. Nella pratica, invece, ognuno fa un po’ come gli pare. Tra gli irresponsabili di turno, tuttavia, ci sono non soltanto comuni cittadini, ma anche membri di spicco del clero.

Le fotografie che state vedendo sono state scattate il 5 marzo scorso nella Cattedrale di Ischia in occasione della messa solenne in onore di San Giovan Giuseppe della Croce, patrono dell’isola d’Ischia. Come potete osservare, in barba a tutte le prescrizioni delle ultime settimane, la chiesa è completamente gremita! Quando per la prima volta ho visto queste istantanee non potevo credere ai miei occhi: è mai possibile che una celebrazione eucaristica venga anteposta alla salute pubblica? Sulla nostra isola evidentemente sì.

È inutile che vi accalcate, già vi sento gridare allo scandalo: “Ma questo furien sang ‘e turc come si permette?”. Non vi preoccupate, ne ho anche per l’amministrazione comunale di Forio e per il Prefetto di Napoli Valentini, che in un primo momento (come si legge in una nota diffusa dalla Chiesa di Forio) avevano dato il proprio avallo allo svolgimento della messa domenicale sul sagrato del Soccorso. A scanso di equivoci, ci tengo a precisare che la mia critica non riguarda la liceità della deroga concessa alla Diocesi di Ischia, quanto la necessità che la funzione religiosa si svolgesse. Detto in altre parole: era proprio indispensabile celebrare quella messa?

Ecco, sento ancora le vostre voci. Cosa dite? Che la messa si è svolta senza fedeli? Questo è vero, ma il dietrofront della Diocesi è arrivato a poche ore dall’inizio della stessa. Non sarebbe stato meglio rispettare fin da subito l’ordinanza comunale in vigore fino all’8 marzo? Credo proprio di sì, anche perché siamo nel 2020 ed è possibile trasmettere una messa anche con l’ausilio di un banalissimo smartphone.

Chiuso il capitolo messe, passiamo a quello della maleducazione. Guardando la parte finale della funzione, mi è inevitabilmente balzata all’occhio una scena che ho trovato particolarmente sgradevole. Subito dopo la conclusione della messa, uno dei concelebranti – don Pasquale Sferratore – ha preso la parola per fare una riflessione. Il Vescovo Lagnese, sfoggiando un sorriso sornione, ha dapprima mantenuto la propria posizione dietro l’altare per poi baciarne la superficie e lasciare il sagrato. E tutto questo mentre il parroco di Monterone stava ancora parlando.

Pensate ciò che volete, ma a parer mio un personaggio del suo rango ecclesiastico poteva tranquillamente evitare di scadere in un simile atteggiamento. Mi permetto di segnalare quest’ultimo episodio perché non è la prima volta che don Pasquale Sferratore viene sabotato e screditato da una certa corrente del clero isclano, che evidentemente teme e non poco la presenza di una mente libera e ribelle, e per questo scomoda e pericolosa.

Don Pasquale rappresenta uno degli ultimi esempi di una Chiesa davvero dedita ai fedeli, ai poveri, agli ultimi. Una Chiesa schietta, senza fronzoli, alla quale non interessano gli incensi profumati, gli sfarzosi paramenti liturgici e lo scranno più prestigioso. Una Chiesa autentica, che stride e non poco con l’ipocrisia ostentata anche in circostanze pubbliche da taluni alti prelati, che avrebbero di che imparare da un prete di campagna dalla tonaca perennemente lisa ma che profuma di sacrificio, di dignità e di amore per il prossimo.

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IL PASSAGGIO INCRIMINATO