Era uscito in barca per assistere alla festa di San Michele a Sant’Angelo. Poi un razzo di segnalazione partito nella direzione sbagliata ha trasformato una serata di festa in una catastrofe ambientale. L’autore del gesto si è presentato ai Carabinieri il giorno successivo ed è stato denunciato per incendio boschivo
Una notte di paura, un’intera collina divorata dalle fiamme e un bilancio devastante per uno dei paesaggi più preziosi dell’isola. Dietro il grande incendio che tra il 30 settembre e il 1° ottobre devastò il versante dei Maronti ci sarebbe un errore tanto banale quanto drammatico: il lancio di un razzo di segnalazione da una piccola imbarcazione ancorata al largo di Sant’Angelo durante i festeggiamenti di San Michele.
L’uomo ritenuto responsabile si è costituito spontaneamente la mattina successiva presso la Stazione dei Carabinieri di Barano, raccontando quanto accaduto. Secondo la ricostruzione emersa dall’attività investigativa del Nucleo Carabinieri Forestale, svolta in collaborazione con i militari della stazione locale, il razzo non avrebbe seguito la normale traiettoria verticale ma sarebbe partito quasi orizzontalmente, andando a colpire la vegetazione dell’area collinare sovrastante i Maronti.
Da quel momento è iniziata una lunga notte di emergenza.
Le prime testimonianze raccolte subito dopo l’incendio avevano già orientato le indagini verso il mare. Alcuni lavoratori degli alberghi della zona avevano infatti riferito di aver visto partire una scia luminosa da una barca ferma nello specchio d’acqua antistante la costa pochi istanti prima che comparissero le prime fiamme sulla collina.
L’innesco sarebbe stato individuato nei pressi dell’Azienda Agricola Biologica Peppino, oltre l’area dei parcheggi dei Maronti. Una zona particolarmente vulnerabile, dove la vegetazione secca ha offerto al fuoco un combustibile ideale.
Con il calare del buio la situazione è precipitata. Le operazioni di contrasto si sono rivelate estremamente difficili e il fronte dell’incendio ha continuato ad avanzare per tutta la notte. Ettaro dopo ettaro, le fiamme hanno conquistato il costone, alimentate dalla vegetazione e dalle condizioni del terreno.
Il giorno successivo è stato necessario un imponente dispiegamento di forze per riuscire a contenere il rogo. Sul posto sono intervenuti i Vigili del Fuoco, le squadre AIB della Comunità Montana e gli operatori della Protezione Civile, supportati dai mezzi aerei impiegati nelle operazioni di spegnimento.
Il bilancio finale racconta la reale dimensione del disastro: circa 18 ettari di territorio andati in fumo. Un’enorme cicatrice ambientale che ha colpito uno dei luoghi simbolo dell’isola, distruggendo macchia mediterranea e habitat naturali.
Ma il dato forse più inquietante riguarda il rischio corso dalle abitazioni presenti lungo il versante. Il fuoco, infatti, è arrivato fino alle mura della casa di un noto politico , fermandosi soltanto a ridosso della proprietà. Un dettaglio che rende evidente quanto l’emergenza sia stata vicina a trasformarsi in tragedia, con il concreto pericolo di vedere le fiamme investire edifici e persone.
Resosi conto di quanto stava accadendo, l’autore del lancio sarebbe stato preso dal panico. Dopo alcune ore ha però deciso di presentarsi spontaneamente ai Carabinieri e assumersi le proprie responsabilità. Nei suoi confronti è scattata la denuncia per incendio boschivo.
La vicenda lascia dietro di sé una domanda pesante: cosa sarebbe accaduto se il vento avesse soffiato con maggiore forza o se le fiamme avessero oltrepassato le ultime linee di contenimento? La risposta è nella devastazione lasciata sulla collina dei Maronti. Diciotto ettari di cenere e una lezione durissima sul prezzo che può avere un solo gesto imprudente.



