Morì dopo il parto, chiesto il rinvio a giudizio per un medico del Rizzoli

173

La vicenda giudiziaria relativa alla tragica scomparsa di Sara Castigliola, deceduta nel 2021 all’ospedale Rizzoli di Lacco Ameno dopo aver dato alla luce la sua primogenita, potrebbe essere vicina a una svolta decisiva in seguito alla richiesta di rinvio a giudizio formulata dal pubblico ministero Ciro Capasso nei confronti del medico ostetrico ginecologo Francesco Rando. L’imputazione mossa all’indagato è quella di omicidio colposo commesso in ambito sanitario per presunte condotte caratterizzate da negligenza, imprudenza, imperizia e violazione delle linee guida cliniche durante il ricovero della paziente, giunta alla quarantesima settimana di gestazione con un decorso regolare. Secondo la ricostruzione accusatoria, il medico non avrebbe tempestivamente diagnosticato né corretto la tachisistolia insorta durante il travaglio e non avrebbe riconosciuto il conseguente distacco di placenta in occasione del taglio cesareo d’urgenza. Le accuse comprendono inoltre l’omessa segnalazione di tale distacco durante il secondo intervento chirurgico reso necessario da un peggioramento delle condizioni per atonia, oltre alla mancata esecuzione di un approfondito screening della coagulazione e di emogasanalisi mirate a individuare l’eventuale presenza di acidosi. La morte della donna sarebbe dunque riconducibile a una profonda acidosi metabolica causata da una Coagulazione Intravasale Disseminata generata dal distacco placentare non riconosciuto sul tavolo operatorio, evoluta in una fibrillazione ventricolare rivelatasi fatale nonostante il trasferimento nel reparto di rianimazione. L’indagine, originata dalla denuncia querela presentata dal marito della vittima William Alberto Gomez Hereida e supportata dai carabinieri di Casamicciola Terme, aveva inizialmente coinvolto altri cinque sanitari le cui posizioni sono state archiviate, a eccezione di Rando, il cui operato era stato contestato dal legale della famiglia, l’avvocato Francesco Pero, per presunte omissioni e irregolarità nella redazione della cartella clinica. Spetterà ora al giudice per le indagini preliminari valutare gli atti trasmessi dalla procura e stabilire se disporre il processo per l’imputato.