MORTE DI MARTA AL VATOLIERE, AL PROCESSO E’ SUBITO GIALLO

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Il procedimento giudiziario sulla morte di Marta Maria Ohryzko, 32enne ucraina trovata senza vita il 13 luglio scorso in un dirupo al Vatoliere di Barano, si apre delineando un quadro complesso. L’indagine mira a chiarire se la caduta sia stata accidentale o provocata da un’azione violenta. Davanti alla terza sezione della Corte di assise di Napoli, l’attenzione si concentra sulle ustioni che la donna aveva riportato mesi prima e che aveva raccontato alla psichiatra durante il percorso per affrontare la dipendenza dall’alcol.
Imputato è il compagno, Ilia Batrakov, 43 anni, accusato di maltrattamenti e omicidio volontario pluriaggravato. Secondo la Procura, quella sera sarebbe scoppiata una lite culminata nella caduta della donna, che si sarebbe fratturata una caviglia. L’uomo, anziché soccorrerla, l’avrebbe colpita e soffocata causando un’asfissia meccanica mortale.
Batrakov ha sempre negato le accuse e in udienza ha mantenuto il silenzio.
Ampio spazio è stato dedicato alla psichiatra che seguì Marta: la donna riferì tensioni e litigi col compagno, descrivendo anche ustioni di secondo grado riportate nel luglio 2022. In aula la specialista ha parlato di una spinta volontaria verso una brace ardente, mentre nelle precedenti dichiarazioni del 2024 aveva descritto una caduta accidentale durante una serata con alcol.
Nonostante le versioni discordanti, la psichiatra ha evidenziato il forte legame affettivo che Marta manifestava verso il compagno. La deposizione si è conclusa lasciando alla Corte nuovi elementi per le prossime udienze.