Il procedimento giudiziario avviato dalla Guardia di Finanza di Ischia, sotto la direzione della Procura della Repubblica di Napoli, trae origine da una dettagliata esposto-querela presentata il 7 ottobre 2023 da una residente di Lacco Ameno relativamente agli interventi di ricostruzione di Palazzo Ciannelli, storico edificio colpito dal terremoto del 21 agosto 2017. La denunciante ha segnalato presunte irregolarità nelle procedure di accesso ai fondi pubblici destinati al ripristino dell’immobile, evidenziando come la struttura versasse già in stato di abbandono decennale prima del sisma e contestando la presenza di opere edilizie realizzate in assenza dei necessari titoli abilitativi, tra cui un terrazzo di circa dieci metri quadrati dotato di una nuova cubatura e di un servizio igienico. Tali difformità urbanistiche, secondo le argomentazioni esposte alle autorità, avrebbero dovuto precludere la concedibilità dei finanziamenti statali previsti dalle ordinanze commissariali. L’esposto ha inoltre sollevato riserve sulla veridicità delle autocertificazioni allegate all’istanza, firmate da un’anziana ultranovantenne ricoverata presso una struttura residenziale e successivamente deceduta nel 2022, ponendo dubbi sulla legittimità formale dei documenti approvati e sottolineando la continuativa operatività dell’attività ricettiva di bed and breakfast ospitata nel fabbricato di circa seicento metri quadrati. Gli approfondimenti investigativi condotti dalle fiamme gialle hanno condotto, il 30 giugno 2025, a una comunicazione ufficiale indirizzata alla struttura commissariale per sollecitare le opportune valutazioni sulla sospensione o revocazione del contributo. Dai successivi riscontri documentali forniti dalla struttura amministrativa è emerso che il finanziamento originario, accordato a Caterina Maria Ciannelli con decreto del 29 maggio 2023 per 454.241,50 euro, era stato in seguito incrementato fino a 618.560,77 euro tramite un atto integrativo del 5 marzo 2024. Fino al luglio 2025 risultavano già erogati 356.237,50 euro a titolo di anticipazioni sulle spese tecniche e avanzamento dei lavori, con un importo residuo ancora da liquidare pari a 262.323,27 euro. La corrispondenza istituzionale tra il commissario straordinario Giovanni Legnini e i magistrati inquirenti ha preceduto l’adozione delle misure cautelari penali, formalizzate con l’iscrizione degli indagati nel registro delle notizie di reato per violazioni della normativa edilizia e frode nei contributi pubblici ex articoli 481 e 316-ter del codice penale. L’impianto accusatorio si focalizza sulle incongruenze emerse nelle perizie redatte dal tecnico incaricato, il quale nel 2018 aveva dichiarato abitabili sette delle dieci unità dell’edificio ottenendone il parziale dissequestro, mentre nel 2020 aveva attestato un danneggiamento sismico esteso all’intero complesso immobiliare per massimizzare l’importo dei fondi erogabili. La vicenda è culminata il 15 ottobre con l’esecuzione del sequestro preventivo emesso dal giudice per le indagini preliminari per un valore totale di 356.237 euro, disposto sulle disponibilità finanziarie dei soggetti coinvolti e sul fabbricato stesso, unitamente al blocco definitivo del pagamento delle quote finanziarie residue.



