PROCIDA E I DISSERVIZI MARITTIMI, GIAQUINTO: “REGOLE IGNORATE”


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Di Giuseppe Giaquinto*

 Quando il trasporto pubblico via mare diventa appannaggio esclusivo dei privati risulta complicato rivendicare un sacrosanto diritto alla mobilità per gli isolani.

Questo succede perché il profitto dei privati sembra non conciliarsi mai con le esigenze delle comunità di doversi muovere per i motivi più vari e negli orari più diversi, avendo il mare da superare. Ciò, nonostante ci siano in palio ancora soldi pubblici che vengono elargiti alla società privatizzata Caremar per garantire la mobilità agli isolani, senza particolari riscontri sul servizio offerto ed effettuato, tanto che la stessa, ad esempio, si può permettere di effettuare la prima corsa traghetto dall’isola di Procida per Napoli alle ore 13,30. Questo succede perché mancano condivisioni reali delle necessità di chi vive sulle isole e, soprattutto, regole chiare che sanciscano, da parte dell’ente regionale, quali siano i diritti e le necessità delle comunità isolane e quali siano gli obblighi da rispettare per chi svolge un servizio con finanziamenti statali. E non ci è dato conoscere nemmeno quali siano le sanzioni che vengono applicate, semmai vengono applicate, in caso di inosservanza degli obblighi di servizio.

Succede, pertanto, che da un po’ di tempo, i traghetti non hanno più una riserva di posti garantiti per Procida, “isola di mezzo”; che i mezzi navali restino fermi in porto con mare forza 3; che alcune corse necessarie per la mobilità quotidiana vengano improvvisamente cancellate; che alcune compagnie sospendano le partenze per interi giorni; che con un poco di brezza marina gli aliscafi Caremar e Snav viaggino a turno; che il balzello da pagare per un bagaglio “residente”, su posto prenotato un giorno prima, passi da euro 1,50 a euro 2,50 (quasi il 70% in più). E succede pure, che il giorno di Natale, nonostante la Caremar abbia con uno spot pubblicitario invitato il pubblico a realizzare il proprio sogno di trascorrere le feste sulle isole, il collegamento con la terraferma diventi, non un sogno, ma un miraggio addirittura. Centinaia di isolani e turisti restano bloccati ore sulle banchine senza poter raggiungere familiari ed amici, senza poter onorare il pranzo di natale, senza poter prendere treni ed aerei prenotati. Questo succede a Natale, nel golfo di Napoli, dove la società Caremar fino a mezzogiorno non parte perché sente il vento fischiare un po’ troppo, senza verificare le reali difficoltà di navigazione, mentre i privati avevano annullato già tutte le corse giorni prima, giacché, a torto o a ragione, loro sono privati e fanno quello che vogliono.

Succede pure che le amministrazioni isolane tacciano completamente di fronte a simili disservizi e ad altri soprusi a danno delle comunità che amministrano, mentre la regione Campania continua a predicare la destagionalizzazione del turismo, ma senza garantire collegamenti marittimi o, anche, il diritto alla mobilità ed il miglioramento dei trasporti. Basti pensare che la stessa Regione e lo stesso De Luca riconoscevano nel proprio programma di governo che il tema della continuità territoriale è un tema di sensibilità, un tema di riconoscimento normativo, un tema di importanza che investe la vita e la qualità della vita di ogni singolo residente delle isole in particolare. Tutte chiacchiere. Di tutto ciò gli isolani fino ad oggi hanno visto ben poco, anzi i disagi ed i disservizi sono aumentati. Eppure loro, gli isolani, non hanno mezzi alternativi per attraversare il mare.

Purtroppo, mai come adesso, siamo ostaggio di molte regole non scritte, di alcune scritte ma non applicate, di monopoli di privati, di garanzie non assicurate, di credibilità e forze amministrative prossime allo zero, di interessi che “coprono” quelle delle comunità isolane, senza che nessuno alzi la voce e si faccia interprete delle difficili condizioni di chi vive su un’isola.

Di positivo, in questi giorni, c’è stata solo la dura presa di posizione dell’ Antitrust che, su sollecitazione e denuncia dell’ amico avv. Mariano Cascone, ha detto in modo chiaro ed univoco che le regole nel trasporto marittimo introdotte dalla Regione Campania nel 2016 hanno avuto l’effetto di distorcere la concorrenza e non garantire le esigenze delle popolazioni isolane. Un duro atto di accusa che deve far riflettere anche in chi continua a credere nella sensibilità e correttezza di certi governanti.

Ciliegina sulla “cassata” di Natale una richiesta di modifica oraria alla Regione Campania sottoscritta dalla nostra amministrazione in cui, per accontentare capra e cavoli, si elargisce un sogno: si moltiplicano le navi Caremar, si allargano gli orari di lavoro dei dipendenti della società, si asserisce l’inaffidabilità dei privati ma poi gli si chiede un improbabile scalo a Procida a sera tardi. Di tutto… di più. Dimenticandosi che il vero problema non sono solo fantasiose, seppur legittime, modifiche orarie, ma l’affidabilità, la sicurezza, la regolamentazione del trasporto marittimo nella nostra regione e la rispondenza di questo trasporto alle esigenze delle comunità isolane. E fin quando gli armatori privati avranno più “peso” degli abitanti delle isole campane e di chi dovrebbe controllare,  niente si smuoverà.

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