Un’operazione coordinata dalla Direzione Distrettuale Antimafia di Napoli ha portato all’emissione di otto decreti di sequestro nei confronti di altrettanti soggetti, con un provvedimento disposto dal tribunale di Napoli su richiesta dei magistrati Urbano Mozzillo e Nicola Gratteri ed eseguito dalla Squadra Mobile diretta da Mario Grassia, le indagini hanno evidenziato una forte incongruenza tra l’assenza di redditi dichiarati degli indagati e il possesso di numerosi beni tra cui immobili, quote societarie, conti correnti, gioielli e orologi di valore oltre alla gestione di attività nei settori della ristorazione e dell’ospitalità, tra i beni sequestrati figurano 22 immobili nel territorio napoletano e un ulteriore immobile situato a Ischia insieme a 48 rapporti bancari, due cassette di sicurezza e tre aziende, tra cui un locale adibito a bar-spritzeria temporaneamente chiuso e altre due attività ancora operative sotto amministrazione giudiziaria, le verifiche patrimoniali hanno ricostruito un sistema di reinvestimento di capitali ritenuti di origine illecita, con particolare riferimento al traffico di sostanze stupefacenti, secondo l’ipotesi investigativa i proventi sarebbero stati reimpiegati in attività economiche formalmente legali situate in zone frequentate della città, l’inchiesta condotta anche dai pubblici ministeri Celeste Carrano e Sergio Amato ha inoltre evidenziato collegamenti con gruppi già noti alle forze dell’ordine, tra cui ambienti legati alle famiglie Saltalamacchia e Masiello, già coinvolte in procedimenti per traffico di droga e altri reati gravi, il quadro delineato mostra un meccanismo strutturato di accumulo e reinvestimento di denaro illecito, contrastato attraverso misure di prevenzione patrimoniale finalizzate a separare le attività legali da quelle di origine criminale e a colpire i patrimoni non giustificati rispetto alle condizioni economiche dichiarate.



