VERTICE “A META’ ” AD ISCHIA AMBIENTE, ENZO FA L’EQUILIBRISTA


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Ischia Ambiente, la società partecipata ischitana, continua ad essere al centro dell’attenzione. Il sindacalista Rino Pilato in una intervista a Il Golfo non ha nascosto assolutamente il suo disappunto verso la linea gestionale portata avanti dal presidente Massimo Stilla, finito sul banco degli imputati soprattutto per aver chiesto al duo Fortuna-Pilato di non frequentare gli uffici aziendali in sua assenza.

Ma non finisce qui perché adesso arriva un altro “rumor” decisamente significativo e che non mancherà certo di far discutere. Secondo quanto si è appreso, infatti, proprio nella sede di Ischia Ambiente nei giorni scorsi si è svolta una riunione dai due volti. La prima parte del summit, infatti, è stato di natura tecnica, la seconda di “griffe” strettamente politica. Personaggi e interpreti? Beh, davanti a un tavolo si sono trovati Massimo Stilla ed Elena Fortuna ma non Rino Pilato, che a quanto pare non aveva ricevuto il canonico “avviso di convocazione”. E che per questo il giorno successivo, secondo quanto raccontano alcune fonti bene informate, era decisamente indispettito (per usare un eufemismo) per questo motivo e nulla faceva per nasconderlo. Ma alla riunione in questione, e questo desta più di qualche perplessità, erano presenti anche il sindaco Enzo Ferrandino e il consigliere comunale Antonio Mazzella, “Bambeniello junior”. Difficile capire di cosa abbiano discusso i convenuti, fatto sta che la presenza del primo cittadino e di un esponente del civico consesso (espressione di una determinata corrente della maggioranza) e l’assenza del membro del cda di estrazione sciarappina la dicono lunga sull’orientamento che ha preso la gestione dell’azienda monnezzara. Tra l’altro in molti vedono l’asse tra Elena Fortuna e Antonio Mazzella come la volontà da parte del presidente Ottorino Mattera di allargare e rimpolpare un gruppo consiliare rimasto monco dal momento in cui Carmen Criscuolo emigrò verso il lido chiamato Vivere Ischia.

Ritorniamo però a Enzo Ferrandino, cui certo non fa difetto l’equilibrismo. Il sindaco, infatti, continua ad essere un eccezionale mediatore riuscendo a tirare un colpo al cerchio e uno alla botte. Per evitare che gli “sciarappa” potessero prendere l’embargo a Rino Pilato come un fatto personale, ha subito trovato la soluzione: una volta epurata Lisa Di Iorio, ecco che al suo posto nei panni di funzionario sta per entrare in gioco Mariarosaria De Vanna, che con la lista “Movimento Cristiano Lavoratori” fu candidata alle ultime amministrative. Un modo per metter tutti d’accordo, fosse una favola potrebbe quasi concludersi con la classica frase “e vissero tutti felici e contenti”. In questo modo non si creano litigi con “Bambeniello” che pretende di gestire la società Ischia Ambiente in assoluta solitudine e senza ingerenze o interferenze, dall’altra però si dà il contentino al gruppo che fa capo a Luca Montagna.

Ma ritorniamo alle tante ombre che aleggiano proprio su Ischia Ambiente e in particolare alle forniture, quelle che Rino Pilato ha chiesto di poter visionare e controllare “per evitare di passare un guaio” (testuale, ndr). Nel mirino ci sarebbero soprattutto le manutenzioni dei mezzi che – stando agli “spifferi” provenienti da qualche gola profonda – verrebbero mandati sempre alla stessa ditta. Ora, è vero che siamo davanti ad un’azienda privata, ma pur sempre partecipata interamente dal Comune e dunque forniture e servizi dovrebbero essere affidati con una gara come è chiamato a fare un ente pubblico. E qualcuno fa notare come a nulla varrebbe il discorso legato ai 40.000 euro come soglia massima per l’affidamento diretto visto che nel corso di un anno solare, sia pure in maniera spacchettata, si raggiunge un importo almeno quattro volte superiore. Qualche malumore interno, inoltre, arriva anche relativamente ai centri di raccolta, anche qui l’affidamento avviene con trattativa diretta e questo sarebbe proprio uno dei “pomi della discordia” che nell’ormai celebre riunione ha indotto Rino Pilato ad alzare la voce. Per la ventilata vicinanza ad una determinata parte politica del soggetto scelto alla bisogna. Finito? Quasi, ma manca ancora l’ultimo step, la classica ciliegina sulla torta. Perché c’è chi sostiene, documenti contabili alla mano, che prima alcune tipologie di rifiuti finivano in un altro centro di smaltimento che costava la metà di quanto si paga adesso. Se fosse vera, una cosa del genere sarebbe quantomeno meritevole di una spiegazione. Ma noi, ovviamente, speriamo che si tratti solo di voci messe in giro dalla propaganda sovversiva. Lo speriamo, ma non per questo ci crediamo. Alla prossima puntata.