VILLA MERCEDE, LA COOPERATIVA CONFERMA DIECI LICENZIAMENTI


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La cooperativa Civitas non è disposta a soluzione alternative. In sostanza sono stati confermati i licenziamenti nei confronti di alcuni dei dipendenti della residenza sanitaria assistenziale di Villa Mercede. Si tratta dei lavoratori il cui licenziamento viene giustificato con la chiusura del Centro diurno presso la struttura sita a Fontana. Una motivazione che è stata fermamente respinta dai sindacati, in quanto a Villa Mercede i dipendenti svolgevano varie mansioni senza che avesse senso una distinzione in base alla quale individuare alcuni lavoratori come addetti al centro diurno rispetto agli altri. Al Centro Direzionale, negli uffici della sede della Giunta regionale della Campania, alla presenza del funzionario regionale Mario Maffettone erano presenti Antonella Polverino, presidente della Civitas società cooperativa sociale Onlus di Grumo Nevano, che gestisce i servizi presso Villa Mercede, i sindacalisti Giuseppe Silvestro per la Uiltucs/Uil e Antonio Rinaldi per la Fisascat/Cisl, oltre a Maria Grazia Barbieri, Libera Calise e Caterina Iacono come rappresentanti dei lavoratori.

I sindacati avevano prospettato una serie di soluzioni alternative al licenziamento: innanzitutto attraverso il ricorso transitorio a forme disponibili di ammortizzatore sociale come il Fis, il fondo d’integrazione salariale, ma l’azienda ha risposto negativamente ritenendolo inapplicabile al caso in questione, in quanto il codice statistico contributivo non prevede ammortizzatori per la messa in liquidazione della cooperativa di servizi. I sindacati si erano dichiarati disponibili  a un’operazione transitoria di riduzione dell’orario di lavoro generalizzata, senza ammortizzatore sociale, in modo tale da spalmare l’orario di lavoro delle dieci unità in esubero su tutti gli altri, fino al nuovo appalto. Tale soluzione era motivata dal fatto che tutte le attività in questione sono assegnate tramite appalto. L’intento era quello di salvaguardare i posti di lavoro, in quanto le attività date in appalto sono servizi vincolati alla cosiddetta “clausola sociale” che, sia in caso di nuova aggiudicazione sia in caso di retrocessione delle attività al Consorzio Nestore o all’Asl, avrebbe protetto la posizione lavorativa di tutti i dipendenti.

Tuttavia la cooperativa ha respinto tali soluzioni alternative, e la procedura di licenziamento collettivo si è conclusa definitivamente con esito negativo. Tutti gli appelli istituzionali, dal Comune all’assessorato al lavoro, passando per alcuni consiglieri regionali, affinché si potesse attendere ancora qualche giorno in attesa della convocazione del nuovo tavolo in prefettura, sono caduti nel vuoto, e la cooperativa ha confermato i licenziamenti. Il sindacalista della Uiltucs Giuseppe Silvestro ha dichiarato: «La situazione è stata gestita in modo irresponsabile. Esistevano tutte le condizioni per addivenire a soluzioni alternative che impedissero i licenziamenti, vista l’assoluta necessità in questa fase di mantenere tutti i dipendenti al loro posto. Chi si è assunto la responsabilità di questa decisione adesso dovrà assumersi anche la responsabilità di quello che potrà accadere d’ora in poi, perché la situazione è davvero ingestibile».