Violenze e torture sul coetaneo, gli indagati si scusano poi non rispondono davanti al gip

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Hanno chiesto scusa alla vittima e ai suoi familiari, poi hanno scelto di non rispondere alle domande del giudice. È quanto accaduto ieri mattina nel corso dell’udienza di convalida che ha visto protagonisti i tre giovani ischitani accusati di tortura, violenza sessuale in concorso e diffusione illecita di immagini sessualmente esplicite. G.V., A.B. e L.D.O., difesi dagli avvocati Massimo Stilla e Gianluca Maria Migliaccio, sono attualmente detenuti nei penitenziari di Ariano Irpino e Benevento. L’udienza si è conclusa in pochi minuti, senza che gli indagati fornissero chiarimenti sugli episodi contestati. L’attenzione si è concentrata soprattutto sulla posizione del ventenne L.D.O., per il quale la difesa ha sollecitato una misura alternativa al carcere. Il giovane soffrirebbe infatti di una patologia che potrebbe rendere incompatibili le sue condizioni di salute con la detenzione. Da qui la richiesta degli arresti domiciliari o, in subordine, del ricovero presso una struttura sanitaria specializzata. Su quest’ultima possibilità è arrivato il parere favorevole del pubblico ministero, mentre il giudice non avrebbe manifestato analoga disponibilità. Si attende dunque una decisione, mentre i difensori valutano il ricorso al Tribunale del Riesame per ottenere un alleggerimento delle misure cautelari, eventualmente con l’applicazione del braccialetto elettronico. Sullo sfondo resta l’inchiesta condotta dagli agenti del commissariato di Ischia, diretti dal vicequestore Daria Alfieri, sotto il coordinamento della Procura di Napoli, sezione Fasce Deboli, guidata dal procuratore aggiunto Giancarlo Novelli. Tutto ha avuto origine dalla denuncia presentata nel marzo scorso da un giovane riconosciuto invalido al 50 per cento per un lieve ritardo mentale, che aveva raccontato agli investigatori le violenze e le umiliazioni che avrebbe subito tra il 17 e il 18 dicembre 2025. Nel suo racconto anche un particolare decisivo: gli episodi sarebbero stati ripresi con i telefoni cellulari. Le successive perquisizioni e gli accertamenti sui dispositivi elettronici hanno consentito di recuperare diversi filmati, alcuni dei quali già condivisi con altre persone. Attraverso l’analisi delle immagini, gli investigatori hanno ricostruito la presenza e le condotte attribuite ai tre indagati nelle diverse fasi della vicenda. Il materiale raccolto, insieme agli esiti delle verifiche informatiche trasmessi alla Procura nel mese di settembre, ha costituito parte del quadro indiziario posto alla base dei provvedimenti restrittivi.