VITO IACONO: MI CANDIDO A SINDACO DI FORIO, VI SPIEGO PERCHE’

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DI VITO IACONO

Mi candido a Sindaco del mio Paese per cambiarlo.
Non avrebbe senso vincere seguendo vecchie logiche e dinamiche dilanianti per il nostro tessuto socio economico. Forio non ha bisogno dei soliti accordi sottobanco, delle solite “regole”, alleanze per vincere e non per costruire.
C’è tempo e ci sono intelligenze, sensibilità, giovani, donne ed uomini che possono e devono sentirsi artefici e protagonisti di una nuova stagione. Si perché è tempo di un cambio di stagione!
C’è una Comunità che deve ritrovare le ragioni dello stare insieme, recuperare i valori di una Civiltà antica che, anche tra conflitti e contrapposizioni forti, è stata capace di scrivere una storia importante anche in momenti difficili e complicati forse più di questo.
Non erano altri tempi, erano altre Donne ed altri Uomini, Donne ed Uomini, prima di tutto liberi, una libertà conquistata al prezzo di grandi battaglie e di grande lavoro, frutto di un grande orgoglio e di tanta dignità.
Ora è il tempo di costruire un Paese diverso, un Paese migliore, emulo e degno di quella storia, un Paese dove tutti abbiano diritto di indignarsi, di protestare, senza la paura delle minacce, dei ricatti, degli scheletri negli armadi che dobbiamo rimuovere per smetterla di essere spettatori ed artefici inconsapevoli e passivi di un declino senza freno che vede come prime vittime i nostri giovani, ai quali quotidianamente rubiamo speranze ed infrangiamo sogni, ai quali abbiamo tolto, appropriandocene indebitamente, il futuro.
Un Paese dove TUTTI si sentano protagonisti e responsabili delle sorti della propria terra e della propria gente.
Saranno proprio i giovani i protagonisti, i loro talenti, i loro meriti, le loro competenze, la loro formazione, le loro importanti esperienze maturate lontano dal nostro Paese e dalle loro famiglie.
Devono restare a Forio, ritornare sulla nostra Isola ed è a loro che dobbiamo affidare il compito di tracciare la rotta.
Leggo di parti politiche, facce della stessa sporca medaglia, protagonisti di epoche brutte segnate da piccoli e grandi imbrogli e da scelte sbagliate, che stanno zitti quando il porto è chiuso, quando decine di esercizi commerciali sono costretti a restare chiusi per la circostanza assurda di cantieri ancora aperti in piena estate, quando le società sportive vengono cacciate dal profanato tempio, anche dalla immondizia, della formazione e dalla crescita dei nostri ragazzi e dicono e scrivono cialtronate su turismo, qualità, cultura e, sulla chiusura di un’attività commerciale privata, magari pensando di guadagnare qualche consenso a buon mercato.
Ecco il punto: è il mercato che bisogna chiudere, e le tante botteghe dei favori e degli affari, propri. Evidentemente non sono sazi, non conoscono cosa voglia dire provare vergogna ma soprattutto non conoscono cosa voglia dire chiedere scusa per le tante violenze e le incredibili schifezze praticate sul piano politico, amministrativo ed umano. E’ ora di smetterla di praticare un maldestro gioco dell’oca pensando che questo paese debba tornare sempre al pessimo punto di partenza. E’ ora di andare avanti!
Ho personalmente manifestato, ed in privato, la mia solidarietà, uno dei valori dimenticati ed ormai mal praticati, agli amici titolari di quell’attività soprattutto per il modo ed i tempi in cui è intervenuto il provvedimento teso prevalentemente a fare del male, ad arrecare quanto più danno possibile.
Non entro nel merito di un dispositivo che, peraltro, richiama molteplici sanzioni comminate nel corso degli anni. Però mi chiedo, se fondate le contestazioni, come sia stato possibile, e soprattutto perché, un amministrazione avrebbe consentito che venisse arrecato tanto danno al Paese ed alla sua gente senza riuscire a porre freno per almeno 3 anni a quanto accadeva.
Non può essere una sanzione o una chiusura, prescindendo da eventuali reiterate omissioni od abusi, a determinare le dinamiche di convivenza di un Paese.
Gli eventuali schiamazzi vanno limitati evocando principi di rispetto della cittadinanza residente da coniugare con i legittimi interessi economici di un impresa. Questo vuol dire essere Comunità, questo vuol dire governare una Comunità.
La stessa strategia di gestione di un centro storico, sul piano della organizzazione e della proposta commerciale o culturale, deve essere condivisa da una Comunità, e rispettosa delle sue abitudini, della sua storia, delle sue tradizioni, della sua Civiltà che proprio in quella piazza trovava occasione per essere praticata e vissuta.
La mia candidatura vuole e deve essere espressione e sintesi di quella Civiltà, dell’incontro, del confronto, della crescita evitando inutili e pretestuose contrapposizioni.
E’ il tempo del “per” e del “con”. Per il Paese, con il Paese, per la Gente e con la Gente!!!
Andiamo avanti mettendo in campo i migliori sentimenti, senza rancore, con amore, amore per la nostra terra, la nostra gente, e tanta passione per la politica che non è vero sia una cosa brutta e sporca. Almeno non lo è per chi la pratica nella sua accezione più autentica che è quella di misurarsi con la realtà e cambiarla e migliorarla!!!