Il Consiglio di Stato, tramite la quarta sezione con la sentenza numero 7468, ha stabilito che il diritto di accedere alla documentazione amministrativa ha un carattere del tutto personale e indipendente, il quale non viene meno anche in presenza di un legame matrimoniale o di coabitazione con chi ha già ottenuto i medesimi atti. La vicenda prende origine nel Comune di Procida, dove la proprietaria di un immobile ubicato in via Cavour, Teresa Granato, assistita dall’avvocato Bruno Molinaro, aveva avanzato all’amministrazione cittadina la richiesta di prendere visione del fascicolo edilizio della proprietà confinante appartenente a Giuseppe Sichenze, temendo che determinati interventi avessero alterato la sagoma della struttura e l’assetto paesaggistico circostante. L’ente locale aveva espresso un rifiuto formale sostenendo che il marito della richiedente, Vittorio Assante di Cupillo, comproprietario e convivente, avesse già richiesto e ritirato gli stessi documenti nel novembre del 2024, ritenendo di conseguenza che l’esigenza conoscitiva fosse già appagata e che un ulteriore rilascio avrebbe violato i principi di buon andamento ed economicità. Tale impostazione era stata originariamente confermata dal Tribunale Amministrativo Regionale della Campania, il quale aveva presunto che la richiedente fosse a conoscenza delle carte proprio in ragione della vita coniugale. Il Consiglio di Stato ha tuttavia ribaltato il verdetto di primo grado, ribadendo i principi della legge 241 del 1990 che attribuiscono il diritto d’accesso a chiunque vanti un interesse diretto, concreto e attuale connesso alla tutela della propria posizione giuridica, elemento indiscutibile per un proprietario confinante. I giudici di Palazzo Spada hanno chiarito che le sole presunzioni non costituiscono prova di una reale ed effettiva conoscenza degli atti da parte della moglie, e che l’evasione dell’istanza non avrebbe gravato l’operato degli uffici, trattandosi di materiale già ampiamente individuato ed estratto. Pur rigettando la parte dell’appello concernente l’ipotetica esistenza di ulteriori pratiche non provate, per le quali l’amministrazione aveva peraltro escluso nuovi procedimenti a dicembre 2025, la magistratura amministrativa ha disposto che il Comune di Procida debba consegnare le copie richieste entro trenta giorni, compensando interamente le spese del doppio grado di giudizio in virtù dell’accoglimento parziale del ricorso.



