Gasolio in arrivo, le isole tirano un sospiro di sollievo. Ma l’emergenza non è finita

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Due corse navali straordinarie trasportano autobotti cariche di carburante verso Ischia e Procida. Dopo giorni di tensione per la protesta degli autotrasportatori, riprendono i rifornimenti. Restano però le incognite sui tempi del ritorno alla normalità

Un primo segnale di distensione arriva dal mare. Mentre in Campania e nel resto del Mezzogiorno si cominciano a sciogliere i blocchi legati alla protesta degli autotrasportatori, sulle isole del Golfo sono in arrivo due corse navali dedicate al trasporto di gasolio, con autobotti cariche di carburante destinate a rifornire depositi e distributori. Una delle due navi è già partita, portando con sé un carico particolarmente atteso dopo giorni di crescente preoccupazione.

Per Ischia e Procida, territori che dipendono interamente dai collegamenti marittimi per l’approvvigionamento di beni essenziali, la notizia rappresenta un autentico sospiro di sollievo. Nelle ultime ore il timore di una crisi dei rifornimenti aveva iniziato a farsi concreto, alimentato dal blocco della circolazione dei mezzi pesanti e dalle difficoltà logistiche registrate in diverse aree del Paese.

La protesta degli autotrasportatori, partita il 16 ottobre, ha infatti prodotto effetti a catena sull’intera rete distributiva. Anche dopo la rimozione dei presìdi e la ripresa delle attività, gli stessi operatori del settore avvertono che servirà almeno una settimana per riportare la situazione alla normalità. In queste ore, in diverse aree della Campania, continuano a registrarsi code ai distributori di carburante e difficoltà nell’approvvigionamento di alcuni prodotti nei supermercati.

Le isole, come spesso accade nelle situazioni di crisi, avvertono con maggiore intensità le conseguenze delle interruzioni della catena logistica. Qui ogni ritardo si traduce in un rischio immediato per famiglie, imprese, attività turistiche, trasporti pubblici e servizi essenziali. Da qui l’importanza delle corse navali straordinarie predisposte per garantire l’arrivo del gasolio e scongiurare problemi ancora più gravi.

Resta però il nodo di fondo che ha originato la mobilitazione. Gli autotrasportatori denunciano da mesi condizioni economiche sempre più difficili, aggravate dall’aumento dei costi operativi e da rincari del carburante che, secondo il comparto, avrebbero raggiunto il 50% nell’arco di un anno. Le associazioni parlano di pratiche commerciali insostenibili e chiedono interventi strutturali per evitare che emergenze analoghe possano ripetersi.

Per il momento, dunque, l’incubo della carenza di carburante sulle isole sembra allontanarsi. Le autobotti in viaggio rappresentano una boccata d’ossigeno per un territorio che aveva già iniziato a guardare con apprensione ai serbatoi che si svuotavano. Ma il ritorno alla piena normalità, tra distributori da rifornire, merci da consegnare e filiere da rimettere in moto, richiederà ancora alcuni giorni. E conferma, ancora una volta, quanto fragile possa essere l’equilibrio di comunità che vivono sospese tra terraferma e mare.